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postato da redazione 21 gennaio 2006 ore 10.06
"Enrico Berlinguer, dolce e tenace" (2004)
20 anni fa moriva il
segretario del Pci
a cura di Stefano Latini
TRATTO DA: Per Enrico, per
esempio -Padova, Piazza dei Frutti
7 giugno 1999 discorso di Walter Veltroni
LEGGI IL DISCORSO INTEGRALE;
http://www.geocities.com/enricoberlinguer/...
"Ricordo
ancora la folla muta e silenziosa a via delle Botteghe Oscure, ricordo l'arrivo
dei treni e delle navi, ricordo Fellini impettito davanti alla bara di
Berlinguer, ricordo gli operai dell'Italsider, la fabbrica di Guido Rossa. E
ricordo le parole che furono scritte in quei giorni. Ciò che scrisse
Norberto Bobbio:
"Caratteristica fondamentale di Enrico Berlinguer è stata, a mio avviso, quella
di non avere i tratti negativi che contraddistinguono tanta parte della classe
politica italiana. Penso alla vanità, all'esibizionismo, all'arroganza, al
desiderio di primeggiare che purtroppo fanno parte del 'mestiere', della
professione del politico". O quello che scrisse
Luigi Pintor : "E' come se quest'uomo integro, verso il quale ho sempre
provato un'istintiva amicizia, che in qualche modo sentivo ricambiata, fosse
caduto vittima di uno sforzo troppo grande". O quello che scrisse
Roberto Benigni : "Il dono breve e discreto che
il cielo aveva dato a Berlinguer era di unire parole ad uomini, ora la sua voce
è sparita e se è vero, come dice il poeta, che la vita si spegne in un falò di
astri in amore, in questi giorni è bruciato il firmamento". Su "La Stampa" di
Torino fu scritto amaramente che "Berlinguer predicava
rigore, moralità equilibrio, pazienza, fatica, tenacia. Tutte cose così fuori
moda".
(Walter Veltroni)
“Un uomo introverso e malinconico, di immacolata onestà e sempre alle prese con una coscienza esigente, solitario, di abitudini spontanee, più turbato che alettato dalla prospettiva del potere, e in perfetta buona fede di cui ci resta un programma sociale, politico, economico, etico e morale non scritto basilare per il futuro democratico e di progresso del nostro Paese." (Indro Montanelli)
Un
ringraziamento particolare al sito:
http://www.geocities.com/enricoberlinguer/berlinguer/home.html
.
Fondamentale per la
redazione di questa pagina web è stato il libro
"La sfida interrotta. Le idee di Enrico Berlinguer" W.Veltroni - Baldini e
Castoldi 1994
(Solegemello)
"Mi è capitato spesso di
pensare a Berlinguer come a un campione di scacchi che sta giocando la partita
più importante della sua vita: la partita dura ormai da molte ore; sta giungendo
alle battute finali e guardando la scacchiera il campione si accorge che, con la
prossima mossa, l'avversario gli darà scacco matto. Ha un solo modo per
evitarlo: morire un minuto prima che l'altro muova. In fondo, la tragica fine
risparmia a Berlinguer l'impatto con la crisi della sua strategia politica"
(Piero Fassino, "Per passione"(Rizzoli, 2003),
la risposta di
Giovanni Berlinguer
http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=TUTTEIDE....
BIOGRAFIA DI ENRICO BERLINGUER
(Sassari 1922 - Padova 1984)
Uomo
politico italiano. Iscrittosi al PCI nel 1943, entrò nel comitato centrale nel
1945 e dal 1949 al 1956 fu segretario della FGCI.
Membro della segreteria nazionale nel 1958, dopo una lunga carriera di
organizzatore nel partito, ne divenne vicesegretario nel 1969 e segretario nel
1972, succedendo a Luigi Longo. Nel 1973 avviò un
'nuovo corso' della politica del partito comunista italiano, lanciando la
formula del 'compromesso storico'. Dopo i
successi elettorali del giugno 1975 e 1976, la sua politica produsse il
risultato storico di far entrare il partito nella maggioranza di governo, ma
ebbe riflessi negativi in campo elettorale.
Fondamentale è la sua visione del "socialismo
democratico" che lo portò a contestare apertamente la repressione da
parte dell'Unione sovietica della "primavera di Praga"
guidata da Dubcek nel '68 ; Altrettanto netta fu la posizione
berlingueriana nel caso dell'ingerenza di Mosca nei confronti dell'Afghanistan
e della Polonia nei primi anni '80. Altro tema cardine della politica di
Enrico Berlinguer fu la “questione morale”, ossia
la denuncia della corruzione e dello strapotere del sistema dei partiti. (solegemello)
Nel novembre 1980 lanciò la proposta del governo delle sinistre, aperto ai laici
e ai cattolici progressisti, ma i rapporti con il partito socialista andarono
sempre più deteriorandosi. Condusse poi una dura opposizione al pentapartito
guidato da Craxi, specie sui decreti economici e
per la riduzione dei meccanismi salariali della scala
mobile. Su questi temi lanciò la proposta di un referendum popolare, che
sancì la sconfitta del PCI e la frattura non solo all'interno della sinistra ma
anche nelle stesse organizzazioni sindacali (1984).
Alla sconfitta della sua proposta politica sul piano interno (compromesso
storico) corrispose, sul piano internazionale, il venir meno delle aspettative
dell'eurocomunismo in seguito al declino del partito comunista francese e di
quello spagnolo. Colto da malore mentre teneva un comizio a Padova nel corso
della campagna per le elezioni europee, Berlinguer morì poco dopo.
BIOGRAFIA DI ENRICO BERLINGUER - links
http://www.cronologia.it/storia/biografie/berlingu.htm
In
questo link possibilità di ascoltare un frammento del discorso sul "compromesso
storico".
http://www.arcabari.it/Archivio/schede/Enrico_Berlinguer.htm
LE IDEE DI ENRICO BERLINGUER
Fondamentale per la redazione di questa pagina web è stato il libro
"La sfida interrotta. Le idee di Enrico Berlinguer" W.Veltroni - Baldini e
Castoldi 1994
LA QUESTIONE MORALE
"La
questione morale esiste da tempo, Ma ormai essa è diventata la questione
politica prima ed essenziale perchè dalla sua soluzione dipende la ripresa di
fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del
regime democratico."(dall'intervista a "L'unità", dicembre 1980)
«I
partiti sono diventati macchine di potere»
Intervista di Enrico Berlinguer a Eugenio Scalfari
«La Repubblica», 28 luglio 1981
"I
partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o
mistificata conoscenza della vita e dei programmi della società, della gente;
idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero.
Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche
loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani
emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune".
"Noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono,
come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà
politica della nazione: e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più
larghi dello Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma
interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del
popolo…"
IL SOCIALISMO
(....)
Quali furono infatti gli obiettivi per cui è sorto il movimento per il
socialismo? L'obiettivo del superamento di ogni forma di sfruttamento e di
oppressione dell'uomo sull'uomo, di una classe sulle altre. Di una razza sul'altra.
Del sesso maschile su quello femminile, di una nazione sulle altre nazioni. E
poi: la pace fra i popoli, il progessivo avvicinamento tra governanti e
governati, la fine di ogni discriminazione nell'accesso al sapere e alla
cultura. Ebbene, se guardiamo alla realtà del mondo d'oggi chi potrebbe dire che
questi obiettivi non sono più validi?
Tante incrostazioni ideologiche(anche proprie del marxismo) noi le abbiamo
superate. Ma i motivi, le ragioni profonde della nostra esistenza quelle no,
quelle ci sono sempre e ci inducono a una sempre più incisiva azione in Italia e
nel mondo.(dall'intervista a F. Adornato, l'Unità, 18 dicembre 1983)
Il riscatto e la liberazione dei giovani - degli uomini - presuppone un impegno
individuale, della singola persona, il rispetto delle sue propensioni e
vocazioni, delle sue specifiche preferenze e aspirazioni personali nei vari
campi: ma si realizza pienamente e duraturamente solo attraverso un sforzo
collettivo, un'opera corale, una lotta comune. Insomma ci si salva e si va
avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno.
(dall'intervista a Moby Dick, mensile della Fgci siciliana, giugno 1981)
Pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di
gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di
ricchezza. Non volgiamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora
realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell'economia,
pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che
l'iniziativa individuale sia insostituibile, che l'impresa provata abbia un suo
spazioe conservi un suo ruolo importante. (dall'intervista a E.Scalfari, "La
repubblica", luglio 1981)
Comunque lei non crede che il socialismo nella libertà sia più realizzabile nel
sistema occidentale che in quello orientale?
Si certo, il sistema occidentale offre meno vincoli. Però stia attento. Di là,
all'Est, forse, vorrebbero che noi costruissimo il socialismo come piace a loro.
Ma di qua, all'Ovest, alcuni non vorrebbero neppure lasciarci cominciare a
farlo, anche nella libertà.
(dall'intervista a G.Pansa, "Corriere della sera", giugno 1976)
Se vuole che le dica quel che non va nell'Unione Sovietica glielo dico. Un
regime politico che non garantisce il pieno esercizio delle libertà, anzitutto.
Il che non è una cosa da poco anzi è la più grave, ed è ciò che ci spinge a
cercare una via diversa da quella. Poi gli aspetti che riguardano la vita dello
Stato e del partito, la scarsa partecipazione dei lavoratori alla vita politica
del paese. Infine gli interventi militari in Cecoslovacchia e in Afghanistan,
entrambi assai gravi... Io le invettive non le lancio contro nessuno, non mi
piace scagliare anatemi, gli anatemi sono espressione di fanatismo e c'è troppo
fanatismo nel mondo. Ognuno si porta addosso il fardello delle sue ideologie, le
sue religioni, le sue convinzioni, giudica le cose in quella prospettiva e
basta, e anche per questo il mondo va male.
(dall'intervista a Oriana Fallaci, "Corriere della sera, luglio 1980)
Esiste un orientamento secondo cui il movimento comunista internazionale viene
visto come un'unica entità omogenea. Invece, esso presenta un panorama vario e
all'interno di questo panorama cìè il partito comunista italiano, con le sue
tradizioni storiche e i suoi tratti originali. Il primo tratto caratteristico
del nostro partito è che ha sempre fatto proprie le migliori tradizioni
democratiche e patriottiche del paese, risalendo fino al Risorgimento. Abbiamo
anche dato un contributo notevole alla lotta di liberazione nazionale, a fianco
degli Usa e della coalizione di forze antifasciste. Il nostro partito ha lottato
per garantire tutte le libertà fondamentali. - la libertà di associazione, di
parola, ecc - nel quadro di un sistema sociale ed economico più avanzato,
secondo la Costituzione del 1948 che consideriamo una delle più avanzate in
Europa Occidentale dal punto di vista democratico. E il partito comunista ha
svolto un ruolo decisivo nell'elaborazione unitaria di questa costituzione. Non
abbiamo mai creduto, neanche nel 1945, che un solo partito, o una sola classe -
potesse risolvere i problemi del nostro paese.
(dall'intervista a Time magazine, giugno 1975)
Come considera Craxi? Cosa rende più difficile, proprio sul piano personale, il
vostro riavvicinamento?
I caratteri personali sono diversi, ma questo non è un ostacolo al dialogo. La
cosa che mi preoccupa in Craxi è che certe volte mi sembra che pensi soltanto al
potere per il potere.
(dall'intervista a Chiara Valentini, "Panorama, maggio 1983)
IL COMPROMESSO STORICO
Non
abbiamo la pretesa di fare gli interpreti autentici del pensiero di Aldo Moro, e
tanto meno, pur rispettando la sua levatura, siamo suoi seguaci. Sta di fatto
tuttavia che, a mio avviso, L'onorevole Aldo Moro aveva affrontato il nodo della
questione comunista secondo un modo e con un intento precisi, che erano di
sciogliere quel nodo positivamente. La sua gradualità, anzi la sua prudenza
circospetta, stavano in diretta relazione con la sua dichiarata volontà di
procedere più avanti possibile nel rapporto con il Pci. La sua visione della
democrazia non contemplava che lo Stato sorto dalla Resistenza e dalla società
italiana quale si è storicamente formata, potessero vivere svilupparsi
escludendone il movimento operaio nel suo complesso, e quindi il Pci, il partito
che più lo rappresenta. Dopo la tragica scomparsa di quest'uomo, la Dc è
divenuta oscillante e preoccupata e, via via, si è dimostrata sempre più
irresponsabilmente propensa ad allungare i tempi all'infinito e, intanto, a
profittarne.
(dall'intervista a Gianfranco Piazzesi, Berlinguer: possibile un nuovo colloquio
con la Dc. Corriere della sera, maggio 1979);
Le Lettere dal carcere di Aldo Moro
Il PCI e Berlinguer durante il sequestro di Aldo Moro
ad opera delle Brigate Rosse (Marzo-Maggio 1978) furono tra i più determinati ad
affermare "la linea della fermezza", strategia che non contemplava nessuna
trattativa con i terroristi pena un loro implicito riconoscimento. Nelle righe
che seguono sono proposti alcuni stralci dalle lettere
di Aldo Moro dal carcere brigatista; lo statista democristiano invocava
per sè, per lo Stato, per il suo partito, una linea diversa che conducesse ad
uno scambio di prigionieri; A cura di Stefano Latini - Sito "solegemello"
(...) "La verità è che parliamo di rinnovamento e non rinnoviamo niente. La
verità è che ci illudiamo di essere originali e creativi e non lo siamo.La
verità è che pensiamo di far evolvere la situazione con nuove alleanze, ma siamo
sempre là con il nostro vecchio modo di essere e di fare, nell'illusione che ,
cambiati gli altri, l'insieme cambi e cambi anche il paese, come esso certamente
chiede di cambiare."(..)
(Aldo Moro da una lettera a Benigno Zaccagnini, non recapitata)
(...) "Non creda la D.C. di aver risolto di aver chiuso il suo problema,
liquidando Moro. Io ci sarò ancora come un punto irriducibile di contestazione e
di alternativa, per impedire che della D.C. si faccia quello che se ne fa
oggi"(...) 24-4-1978
(Aldo Moro - da una lettera a B.Zaccagnini, recapitata il 24 Aprile '78)
(...) "Il governo è in piedi e questa è la riconoscenza che mi viene tributata
per questa come per tante altre imprese. Un allontanamento dai familiari senza
addio, la fine solitaria senza la consolazione di una carezza, del prigioniero
politico condannato a morte. Se voi non intervenite, sarebbe scritta una pagina
agghiacciante nella storia d'Italia. Il mio sangue ricadrebbe su di voi, sul
partito, sul Paese. Pensateci bene cari amici. Siate indipendenti. Non guardate
al domani ma al dopo domani. (...) "
(Aldo Moro - da una lettera a B.Zaccagnini, recapitata tramite Don Mennini il 20
Aprile '78)
(...)"Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli
per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue
mani.(...) Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà
dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. (...)
(Aldo Moro - da una lettera a Eleonora Moro recapitata il 5 maggio)
Alle 13.30 del 9 Maggio 1978 a Via Caetani
a Roma, a poca distanza dalle sedi del PCI e della DC, viene ritrovata una
Renault 4 rossa : al suo interno, il corpo senza vita di Aldo Moro.
(Autore :Solegemello)
UNA CONCLUSIONE
Credo che sia sempre più forte il bisogno di reinvestire la politica di
"pensieri lunghi", di progetti. (dall'intervista a F.Adornato, L'Unità, 18
dicembre 1983)
E la cosa che le dà più fastidio sentir dire di lei? Che sarei triste, perchè
non è vero.
(intervista a Giovanni Minoli, Mixer, 1983)
Questi appuntamenti sono ormai una
consuetudine. Sono davvero qualcosa di bello, non solo per il loro rilevo e
significato politico ma anche per il loro valore umano giacchè l'animo vostro,
l'animo di tutti noi che siamo qui, è pervaso, è commosso da sentimenti senza i
quali la lotta politica si ridurrebbe ad arida cosa: i sentimenti della
fraternità, della solidarietà. E cioè del legame che unisce gli uni agli altri ,
uomini che hanno comuni ideali, comuni aspirazioni; i sentimenti della speranza
in un futuro più bello per il nostro paese.
(discorso a piazza San Giovanni, giugno 1976)
(Solegemello)

Un popolo intero trattiene il respiro e fissa la bara,
sotto al palco e alla fotografia.
La città sembra un mare di rosse bandiere
e di fiori e di lacrime e di addii.
Eravamo all'Osteriola, una sera come tante,
a parlare come sempre di politica e di sport,
è arrivato Ghigo Forni, sbianchè come un linsol,
an s'capiva 'na parola du bestemi e tri sfundon.
"Hanno detto per la radio che c'è stata una disgrazia,
a Padova è stato male il segretario del PCI"
Luciano va al telefono parla in fretta e mette giù
"Ragazzi, sta morendo in compagno Berlinguer".
Pipein l'è andè in canteina
a tor des butiglioun,
a i'am fat fora in tri quert d'ora,
l'era al vein ed l'ocasioun
a m'arcord brisa s'le suces
d'un trat as'sam catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer.
A Modena in stazione c'era il treno del partito,
ci ha raccolti tutti quanti, le bandiere e gli striscioni
a Bologna han cominciato a tirare fuori il vino
e a leggersi a vicenda i titoli dell'Unità.
C'era Gianni lo spazzino con le carte da ramino,
ripuliva tutti quanti da Bulagna a Sas Marcoun,
ma a Firenze a selta fora Vitori "al professor",
do partidi quattro a zero dopo Gianni l'è stè boun.
I vecc i an tachee
a recurder i teimp andee,
i de d'la resisteinza
quand'i eren partigian
a'n so brisa s'le cuntee
ma a la fine a s'am catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer.
Gli amici e i compagni lo piangono, i nemici gli rendono onore,
Pertini siede impietrito e qualcosa è morto anche in lui.
Pajetta ricorda con rabbia e parla con voce di tuono
ma non può riportarlo tra noi.
Roma Termini scendiamo, srotoliamo le bandiere,
ci fermiamo in piazza esedra per il solito caffè
parte Gianni il segretario e nueter tot adree
per andare a salutare il compagno Berlinguer.
Con i fazzoletti rossi ma le facce tutte scure,
non c'era tanta voglia di parlare tra di noi,
po' n'idiota da 'na ca la tachè a sghignazer,
a g'lom cadeva a tgnir ferem Gigi se no a'l finiva mel.
A sam seimpre ste de dre
e quand'a sam rivee
la piaza l'era pina
"ma quant comunesta a ghè"
a'n g'lom cadeva a veder un caz
ma anc nueter as' sam catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer
Pipein l'è andè in canteina
a tor des butiglioun,
a i'am fat fora in tri quert d'ora,
l'era al vein ed l'ocasioun
a m'arcord brisa s'le suces
d'un trat as'sam catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer.
Dolce Enrico
(Antonello Venditti, 1991, "Benvenuti in paradiso")
Enrico, se tu ci fossi ancora
ci basterebbe un sorriso
per un'abbraccio di un'ora.
Il mondo cambia, ha scelto la bandiera
l'unica cosa che resta è un'ingiustizia più vera.
Qui tutti gridano,
qui tutti noi siamo diversi
ma se li senti parlare sono da sempre gli stessi.
E quante bugie, quanti segreti in fondo al mare
pensi davvero che un giorno noi li vedremo affiorare?
Oh no, non dirmi no
dimmi che quel giorno ci sarò.
Chiudo gli occhi e penso a te, dolce Enrico
nel mio cuore accanto a me, tu sei vivo.
Chiudo gli occhi e tu ci sei, dolce Enrico
tu sorridi accanto a me.
A S. Giovanni stanotte la piazza è vuota
ma quanta gente che c'era sotto la grande bandiera.
E quante bugie, quanti segreti in fondo al mare
dimmi che un giorno, davvero, noi li vedremo affiorare?
Oh no, non dirmi no
dimmi che quel giorno ci sarò.
Chiudo gli occhi e penso a te, dolce Enrico
nel mio cuore accanto a me, tu sei vivo.
Chiudo gli occhi e tu ci sei, dolce Enrico
tu cammini insieme a me.