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Sezione Giorgio Amendola

Monserrato

23 novembre 2007

 


Intervento del segretario della federazione di Cagliari, Antonio Littarru

Siamo riuniti oggi per festeggiare la nascita della sezione del Pdci dedicata a Giorgio Amendola nel centenario della sua nascita. E’ una sezione giovane nata dall’entusiasmo di una quarantina di comunisti, fortemente voluta dalla federazione che ne ha votato la nascita con una maggioranza dell’80 del Comitato federale, E’ una sezione a carattere territoriale che si radica su tre paesi, in due dei quali : Sestu e Selargius non avevamo alcun iscritto.

 

Diceva  Giorgio Amendola: «Il mio nonno materno era un mazziniano romano, combattente della Repubblica romana del 1848 [...]; mio nonno Pietro fu garibaldino [...]. Mio padre fu democratico antifascista. Io sono comunista. Mazziniani, garibaldini, antifascisti, comunisti: questa è la storia d’Italia, questa la via del progresso del nostro paese!». Ed aveva ragione. Figlio di Giovanni, liberale e martire antifascista e di una lituana  di grande cultura, Eva Khun, Giorgio Amendola, di educazione liberale, si iscrive al Partito Comunista nel 1929 per un convincimento intellettuale. Impegnato su una tesi sulla “vendita rateale” come diremo oggi si accorse, con la crisi americana  del 29 della, insufficienza dell’economia capitalista e avviatosi allo studio del marxismo concluse da comunista una tesi col liberale Nitti. Dopo la scelta dell’Aventino per la quale si era battuto e morto il padre, il PCdI era fuorilegge e così costituì a Napoli una “cellula clandestina” coi compagni Sereni e Rossi. Visse una vita tormentata, di esilio, confino e detenzione, ma anche di studio e riflessione. Subì il primo arresto nel 1932, ma il fascismo non ebbe il coraggio di processarlo per paura della risonanza che avrebbe avuto la condanna del figlio di un grande antifascista ucciso dal regime e fu – vigliaccamente confinato nell’isola di Ponza - senza processo. Qui lo raggiunse, da confinato, Germaine Lecoq, la ragazza che aveva conosciuto in missione a Parigi per il IV congresso del Partito comunista d’Italia. La sposò con rito civile nel 37 e ne ebbe una figlia Ada, prematuramente scomparsa. Germaine morirà –per il dolore- poche ore dopo Giorgio nel 1980.
La vita di Giorgio Amendola fu dedicata tutta al partito ed alla classe operaia perché considerava il proletariato come il soggetto di una democrazia antifascista. Liberato dal confino nel 1937, fuggì in Francia, poi in Tunisia, poi ancora in Francia dopo il giugno del 1940. Ebbe un’intensa attività di coordinamento delle forze antifasciste in Francia e parecchi incarichi di coordinamento.  Rientrato in Italia entrò nelle fila della “Brigata Garibaldi” (ne divenne ispettore generale per l’Italia occupata) e partecipò all’insurrezione di Torino e allo sciopero per la difesa delle fabbriche che i nazisti volevano smantellare (FIAT) per trasferire macchinari in Germania. Dopo la guerra fu fra i dirigenti più attivi contro la linea morbida verso Badoglio, e si battè a lungo per la liberazione dei prigionieri comunisti che quel governo voleva continuare a tenere in carcere. Fu sottosegretario di stato e parlamentare dal 48 al 1974. Grande europeista portò Altiero Spinelli, uno degli autori del Manifesto di Ventotene per la unificazione europea, nella fila dei Pci. Raggiunse con Togliatti l’incarico di responsabile dell’Organizzazione del Partito, carica poi lasciata a Berlinguer che , una volta Segretario lo voleva presidente della Camera (al suo rifiuto fu nominato Ingrao). Attivissimo nel partito lo riorganizzò prima nel mezzogiorno poi a livello centrale, approfondì sempre gli studi sul marxismo e su Gramsci del quale assorbì totalmente la lezione sulla classe operaia e l’emancipazione dei contadini dalla cultura dello sfruttamento borghese. Nel  partito ebbe sempre incarichi di organizzazione e rinnovamento. Fu accusato di eccessivo autoritarismo ma: «Era — secondo Gaetano Arfé — un autoritarismo alimentato dall'insofferenza nei confronti della vita politica, della pigrizia intellettuale, dell'opportunismo spicciolo. Era un autoritarismo dietro il quale erano anche le esperienze che la sua generazione aveva vissute e sofferte e che avevano messo in evidenza l'astrattismo del democratismo dottrinario». Seguace del cambiamento dei partiti comunisti dopo il rapporto Kruschov fu anche fautore della possibile diversità dei partiti comunisti secondo linee di sviluppo unitarie ma diversificate (era il caso della Cina rispetto all’Unione Sovietica). Questa la sua “unità nella diversità” sviluppata da Berlinguer ed ora riproposta dal Segretario Oliviero Diliberto. Per lo sviluppo dei lavoratori si trovò a scontrarsi sia col Partito sia con i Sindacati quando si prospettò la famosa “politica dei redditi” che altro non era che un contenimento salariale. Famoso, a questo proposito un suo discorso al parlamento di cui leggiamo un passo: «Che cosa vi aspettate? Anime delicate! — disse nel suo discorso parlamentare del 23 giugno 1964 — Vorreste che il movimento operaio si suicidasse senza avere la penosa incombenza di farlo fuori? [...] Altro che sfida democratica, onorevole Moro, di cui ella ha parlato nel 1962! [...]. Noi abbiamo salutato con favore il momento in cui la lotta si spostava su un terreno più avanzato; ma quando vediamo che dietro il discorso della sfida democratica riappare il vecchio volto della borghesia italiana, con quello che esso ha di gretto e di esoso, ebbene, diciamo a questa borghesia italiana: noi andiamo avanti, per la strada che corrisponde agli interessi della classe operaia, del popolo italiano.» Dal 1966 incominciarono le divergenze con Ingrao, ma Amendola proseguì nella sua strada che lo portava a concepire il PCI come partito di Governo.
Nel 1969 fu eletto al parlamento europeo e iniziò la sua opera di scrittore con libri autobiografici come “Un’Isola” sull’esilio a Ponza, “Una scelta di vita” , una Storia del Partito Comunista Italiano ed altre ancora, Come ho detto morì il 15 giugno del 1980 seguito dopo poche ore dalla sua amatissima Germaine.

 

http://libertadinformazione.wordpress.com/2007/11/24/la-sezione-%E2%80%9Cgiorgio-amendola%E2%80%9D-un-triangolo-comunista-nell%E2%80%99-hinterland-cagliaritano/#more-406

 

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