Devolution, perché votare no
Di Pietro Ciarlo *
La Costituzione del 1948 simboleggia la vittoria della democrazia contro la dittatura,la sconfitta della monarchia e l’avvento della Repubblica. I democristiani, i comunisti, i socialisti, i liberali riuscirono a trovare un vero e proprio spirito costituente, che consentì loro di elaborare una Costituzione con alla base principi e valori comuni: l’eguaglianza sostanziale e i diritti sociali, la tutela dei diritti di libertà, la laicità dello Stato, l’equilibrio e il bilanciamento tra i poteri. Perciò quando si legge la Costituzione si ha la percezione che si è di fronte non al testo di una parte politica contro le altre, ma alla legge di tutti. La revisione costituzionale dal centrodestra non ha nulla dello spirito costituente descritto.
Il costituzionalismo democratico mira a un patto che tutela le minoranze contro gli eventuali abusi della maggioranza e garantisce il bilanciamento dei poteri. Questa revisione cerca di potenziare a dismisura il dominio della maggioranza e in particolare del premier che ne sarebbe il padrone assoluto: basta guardare alla disciplina dello scioglimento anticipato della Camera.
L’art. 88 è stato riscritto stravolgendo questo istituto: il Presidente della Repubblica dovrebbe necessariamente sciogliere la Camera quando richiesto dal Primo ministro. L’art. 94 prevede che, votando a maggioranza assoluta una mozione di sfiducia, lo scioglimento della Camera sia automatico, meno che tale mozione non contenga la designazione di un nuovo Primo ministro e sempre che venga approvata dalla
maggioranza espressa dalle elezioni in numero non inferiore alla maggioranza dei componenti della Camera.
Si riduce così il ruolo del Capo dello Stato e della Corte costituzionale mentre diventa assolutamente preponderante la posizione del Primo ministro che può determinare lo scioglimento anche sulla base di interessi personali, prescindendo dalla maggioranza che lo sostiene. L’art. 72 rimette nelle mani del Governo la decisione sull’ordine del giorno della Camera e del Senato.
Né il presidenzialismo americano, né la forma di governo britannica contemplano una simile concentrazione di potere nelle mani di un uomo solo. L’essenza del costituzionalismo va individuata proprio nel bilanciamento del potere:
questa riforma è quindi assolutamente incostituzionale.
*Professore ordinario di Diritto Costituzionale dell’Università
di Cagliari
da Il Sardegna 12 giugno 2006
vedi anche : Verso la dittatura del Premier