La federazione, doveri obblighi e prerogative
Vincenzo A. Romano
Ma il partito non verrà meno a questi suoi compiti soltanto se sarà esso stesso la personificazione della disciplina e dell'organizzazione, se sarà il distaccamento organizzato del proletariato. Altrimenti esso non potrà pretendere di conquistare la direzione delle masse proletarie.
(A.Gramsci, Ordine Nuovo, 1° novembre 1924)
Mutatis mutandis l’intuizione (e dottrina) di Gramsci si impone
ancora con la forza che prorompeva dalle idee di quel minuscolo sardo dalla testa immensamente grande rispetto al mortificato se pur forte ed allenato corpo. Il fatto è che i molti che lo studiarono hanno dimenticato, gli altri non lo conoscono se non per un sentito dire, nell’iconografia delle sedi del PdCI accanto a Togliatti e, soprattutto Enrico Berlinguer. Di tutti e di moltissimi che li seguirono di volta in volta abbiamo un ritratto sbiadito dalla poca conoscenza e soprattutto dall’ignoranza del loro pensiero che viene citato per formulette e mai abbracciato come stile di vita. Il problema non è nuovo se appena dopo venticinque anni Mao Dse Dong faceva aspri richiami sulla gestione collegiale del partito.1
La concezione della “cellula” di partito che Gramsci fa derivare dal pensiero di Lenin viene concepita e ribadita a fini utilitaristici (quanto ora ci interessa) come difesa verso altri tipi di valutazioni (per esempio Bordiga) che qui non interessano in quanto vogliamo affrontare –con una certa base storica- il problema della Federazione; concetto che pure era presente in Gramsci (vedi l’accoppiata cellula-assemblea territoriale che rileva sotto il punto di vista dell’azione allora “rivoluzionaria”). “La quistione delle cellule è certamente anche un problema tecnico di organizzazione generale del partito, ma prima di tutto essa è una quistione politica. La quistione delle cellule è la quistione della direzione delle masse, cioè della preparazione della dittatura proletaria, è la migliore soluzione tecnica organizzativa della quistione fondamentale della nostra epoca.” … Evolutisi i tempi dalla “cellula” di fabbrica che però il nostro statuto ancora contempla ammettendo l’aggregazione di soli 5 compagni per la costituzione di una “sezione sul posto di lavoro”, esaminiamo il fulcro dell’azione politica che viene ora assegnata alla sezione e direi ancor meglio alla più vasta aggregazione di sezioni sul territorio che è la Federazione. Per la sua struttura in Segreteria e Comitato di federazione è capace di abbracciare iscritti di varie sezioni: cittadine, di fabbrica e rurali, di accoglierne le istanze e di elaborare un progetto politico (che lo Statuto si preoccupa di “armonizzare” con le istanze regionali e nazionali). La Federazione assume, in tale contesto, una imprescindibile funzione di “laboratorio politico” entro il quadro della politica nazionale adattandola –piuttosto che pedissequamente seguendola- alle realtà che sono diverse quante sono le cellule, sezioni e sezioni allargate del suo territorio di competenza. In caso contrario la Federazione sarà la ruota di scorta di un eventuale Comitato regionale che, non potendosi muovere con l’agilità che invece la federazione ha come gene marcatore tenderà, per naturale inclinazione a servirsi della federazione come propria longa manus impegnandola in questioni piuttosto che politiche di natura burocratica.
Dico di più la Federazione che così si trovasse od agisse non avrebbe più quell’indipendenza e responsabilità politica da permetterle un autonomo sviluppo e torneremo a Mao. Il quale si preoccupa di cose elementari, come il “parlarsi alle spalle” invece che chiedere agli organi dirigenti perché –e qui non c’è occorrenza del pensiero cinese- se sorge un problema occorre, e si deve, portarlo all’attenzione dei compagni, affrontarlo, discuterlo e naturalmente risolverlo. Questo è il compito nel Partito delle Sezioni, nelle aggregazioni territoriali, nei Comitati su fino al comitato centrale.
Ogni diverso comportamento avrà nefaste conseguenze
- Inimicizie e sospetti fra i compagni;
- Caduta dello spirito di iniziativa e progettazione politica;
- Subordinatezza a Comitati e segreterie di superiore livello.
La federazione, così fatta, perderà la propria funzione di indirizzo politico territoriale, non acquisirà le conoscenze dei problemi e istanze del territorio e sarà l’anello debole di tutta la struttura che si ripercuoterà, verso il basso con l’inattività delle sezioni; verso l’alto nel non rappresentare al Comitato regionale la spinta che dal basso proviene dagli iscritti, dai lavoratori e dalla realtà sociale.
L’autonomia funzionale della Federazione è quindi essenziale per la vita del Partito, così come lo è la gerarchizzazione delle Sezioni che non devono assumere ciò come elemento di limitazione, ma accoglierlo con spirito di collaborazione e sostegno. Di pari passo la Federazione sarà organica alla struttura regionale ed alla Direzione nazionale senza che queste, nel contempo, ne tarpino iniziative e la sopravanzino in campo decisionale.
Nel quadro vasto del partito, riprendendo un vecchio esempio marxiano –poi caro a Gramsci- potremo fare un’interpolazione sulla funzione della struttura e delle sovrastrutture. Esse non sono avulse o sovraordinate o sottordinate se considerassimo Sezione, Federazione e Organi Centrali dovremo avere in mente quanto segue: le sezioni sono la carne viva del Partito, gli Organi centrali la pelle che tiene unita la carne e la Federazione è quel sottilissimo strato intermedio che unisce la carne alla pelle e permette, data la sua intrinseca elasticità, di fare in modo che anche il peggiore agglomerato assuma la sua propria forma organica.
Vedi anche:
http://www.pdcicagliari.altervista.org/POLITICA/Gramsci_il_partito_2.html
http://pdcicagliari.altervista.org/Web/Zibaldone.htm
1 Soprattutto in “Opere scelte” Vol IV Metodi di lavoro nei comitati di partito (13 marzo 1949). Qui Mao si scaglia contro la gestione personale del partito da parte di molti dirigenti e e li richiama, anche con l’inaudita violenza delle parole, alla ristabilizzazione della gestione collegiale dei comitati di partito dove “essere membro del comitato di partito” altro non era che nominalismo puro mentre le decisioni venivano prese a livelli superiori da un ristretto gruppo dirigente. (ibidem)