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In-sicurezza in città

di Francesco Puddu *

Mi spinge ad una riflessione il contenuto delle numerose note mandate agli organi di stampa locali nelle quali si denuncia il crescente numero di episodi di malvivenza a Cagliari. La discussione non può essere relegata solo alla contingenza pre-elettorale. Noi Comunisti Italiani la dibattiamo spesso  convinti come siamo di poter dare il nostro contributo , con il sostegno dei cittadini che ci hanno votato e no, anche in sede istituzionale per quanto attiene ai doveri di un amministrazione che dalle giunte Delogu in poi si prefigge di portare Cagliari in serie A.
Senza riuscirci.
Cagliari ormai  è diventata invivibile a causa della diffusa mancanza di senso civico. Maleducazione stradale, atti di teppismo, scorribande notturne, rumori molesti, intolleranze razziste. Dappertutto: nei quartieri agiati come in quelli  con più evidenti problemi economici e sociali. Cagliari si sta "napoletanizzando", giusto per rendere l'idea. Ma la difficoltà di convivere è ormai una costanza non solo delle grandi città ma anche delle medio piccole e i loro hinterland ed in un contesto simile è difficile trovare terapie adeguate.
E' facile scivolare di volta in volta, su diagnosi dal sapore razzistico, classistico se si pensa agli autori di atti incivili e se invece si pensa ai possibili rimedi  è facile invocare soluzioni  tanto drastiche quanto inapplicabili. Militarizzare il territorio, ronde notturne, pene esemplari (indulto permettendo) non risolverebbero e, laddove sperimentate, non hanno risolto i problemi.
La dissuasione passa attraverso l’ educazione. Quella civica, quella politica, quella morale e religiosa perfino. Chi ricorda di avere sciupato il libro di educazione civica adottato ad hoc alle medie, alle superiori?
Penso pochi. Forse lo si è voluto scientemente rendere "ostico" anche perché conteneva i principi  cui fa riferimento la nostra Costituzione, perché spiegava il ruolo delle istituzioni, il funzionamento della Politica, la funzione dei Partiti, della democrazia.
Da quel punto di vista si è un po’ tutti maleducati. Forse avremo - noi adulti,  in modo più capillare, e i bambini e giovani di oggi -  imparato di più e meglio il concetto di diritti e doveri.
Si avrebbe avuto più strumenti critici per analizzare anche il comportamento degli amministratori al cui cattivo esempio  ci si appella nei  goffi tentativi di assolversi o giustificarsi. Fino ad un paio di decenni fa, tuttavia, la società era più coesa, più sana anche perchè c'erano i riferimenti sociali, politici, sindacali, forti e autorevoli  nei quali anche nel ruolo e nelle vesti di educatori capillarizzavano messaggi  positivi, di progresso.
La televisione di stato, meno "libera", svolgeva comunque un suo ruolo, pubblicamente utile. Idem la chiesa. Ora, con i preti, show-man, rappers e incantatori nonchè portavoce di singoli partiti, anche quel riferimento è screditato.
Ma  anche per il futuro, almeno quello prossimo, le cose non si mettono al meglio. Meno servizi pubblici con risorse progressivamente smagrite nel tempo,  quelli  “esternalizzati”  selvaggiamente  senza adeguati controlli non rispondono agli effettivi bisogni della collettività nè alle maestranze che ci lavorano,  le Forze dell'ordine e la Magistratura con i sempre più drammatici problemi di inefficienza dovuta alla carenza di uomini e mezzi.
Gli ultimi governi , però,  hanno speso per comprare e consumare armi per guerre che in troppi giudichiamo inutili, drammaticamente devastanti per chi le subisce. Sarebbe davvero il caso di  fermarci a riflettere un po’ tutti, ma di più lo dovrebbe fare chi innesca e coltiva atteggiamenti improntati all'odio razziale e religioso, molto di più chi deve stabilire le prorità sociali al fine di dirottare meglio le risorse economiche, chi buca il video più con le parti anatomiche che con altri messaggi. Basterebbe ragionare se davvero possiamo fare a meno dei Partitoni Unici -ancorché “democratici”- che daranno il colpo mortale alla dialettica sociale e per ciò alla partecipazione democratica dal basso. Mentre il cittadino continua (e continuerà) a dibattere sull'ultimo episodio di cronaca rosa o nera che sia, c'è qualcuno che mobilita intelligenza e risorse per creare strumenti che chiameranno solo al voto; all'espressione del consenso/dissenso alle scadenze (sempre naturali ) delle legislature . All'americana appunto. Ma almeno lì ci sono quelle di medio termine! Come in America,  se non li fermiamo, senza egoismi di piccolo cabotaggio,  il popolo sarà chiamato a ratificare scelte ben studiate e pilotate a tavolino dai signori della cattiva politica e della guerra, con una massiccia dose di terrorismo psicologico.
Il tentativo subdolo è quello di plasmare le menti affinché il disegno di pochi sia rovinoso per molti.
Tornando alla nostra Cagliari, è possibile un percorso alternativo a questo scenario che si paventa per il futuro.
Un governo che governi legittimato dal voto popolare seppure acritico e estorto con allettanti promesse dal sapore clientelare e/o di bottega e una opposizione formata dal consenso meditato, senza ricatti, ma frutto di una speranza riposta anche in quei Partiti che non vogliono e non vorranno, ce lo auguriamo anche a Cagliari, omologarsi e perdersi in un gran contenitore che diventerà un composto e non un  miscuglio.
I Comunisti Italiani , al di là di calcoli interessati, intendono mantenere la loro diversità, quella che propugnava e insegnava Enrico Berlinguer.  E si impegneranno per scongiurare  l’ulteriore involuzione della politica e della democrazia, che sembra avviata bene,  visti i sermoni  sulla tv pubblica( ! ), sui danni del comunismo (confondendo l'ideale con la pratica peraltro sperimentata altrove e non in Italia dove il PCI è stato - e il PDCI si permette di esserne orgogliosamente erede -  il custode della democrazia e della libertà che fanno rima con  progresso civile, economico e sociale.

* Segretario della Sezione del PdCI "Palmiro Togliatti" - Cagliari

La URL di questo articolo è:
http://www.pdcicagliari.altervista.org/in_sicurezza_in_citta.html

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