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Sistemi elettorali alla scelta finale
Di Gilberto Muraro
Sotto la minaccia del referendum, i discorsi sulla riforma elettorale si sono almeno decantati, il che consente di riprendere il tema in termini semplificati. Dato per scontato che bisogna ripristinare la preferenza sui candidati e vietare le candidature in più collegi, sono due gli schemi a confronto. Da un alto, il maggioritario a doppio turno: in ogni collegio, se non c’è maggioranza assoluta al primo turno, si va al ballottaggio tra i primi due e o al massimo tra i primi quattro candidati, come in Francia. Dall’altro lato, il proporzionale con soglia di sbarramento, secondo il modello tedesco, e con in più il premio di maggioranza all’italiana.
I meriti del proporzionale
Ho già scritto su queste colonne a favore del proporzionale. Motivo principale, il rispetto sostanziale della sovranità popolare nel nuovo quadro federalista.
Quando il dettato costituzionale sarà attuato appieno, nella forma e nello spirito, i parlamentari, che una volta decidevano anche su un campo di calcio, si pronunceranno solo su questioni di interesse nazionale: difesa, bioetica, giustizia, grandi reti di trasporto, livelli essenziali delle prestazioni sociali, eccetera. Temi che in una democrazia diretta sarebbero sottoposti a referendum nazionale, perché è giusto che, nella decisione, contino i voti di tutti gli italiani. In una democrazia rappresentativa, quando si decide in maniera intermediata eleggendo i parlamentari, è giusto che continui a contare il voto di ciascuno, indipendentemente dalle preferenze dei suoi vicini di casa. E ciò richiede il proporzionale, perché con il maggioritario-uninominale la minoranza dei votanti in ogni collegio scompare, con la possibilità, già verificatasi più volte nella storia, che la diversa concentrazione dei voti nei vari collegi generi una maggioranza dei parlamentari eletta dalla minoranza dei votanti o che la semplice maggioranza dei votanti ottenga addirittura la totalità dei seggi. Si aggiunga che il maggioritario rende probabile, ma non sicura, una robusta maggioranza in Parlamento, che è invece esito certo con il premio di maggioranza.
Sempre meglio della legge attuale
Molti considerano il sistema a doppio turno superiore in termini evolutivi, perché spinge alle grandi formazioni. Ma se è vero che dopo il primo turno gli sconfitti hanno il potere di contrattare il loro sostegno ai candidati rimasti in lizza, si tratta pur sempre di candidati che provengono dai partiti maggiori, senza contare che la contrattazione tra politici al secondo round può avere poco peso sugli elettori: tutto ciò induce ad abbandonare i piccoli partiti che non hanno speranza di entrare nei ballottaggi. Al contrario, si sente dire, ogni piccolo partito può sopravvivere benissimo nel sistema proporzionale puro; e può farlo, pur se costretto per un attimo a celare la propria identità e a entrare in una coalizione per via del premio di maggioranza: negoziando a priori tra segreterie dei partiti, infatti, mantiene una forza contrattuale che gli fa ottenere propri candidati vincenti in alcuni collegi e quindi avere una sua successiva rappresentanza autonoma in Parlamento. La prova di tale tesi è sotto i nostri occhi quotidianamente.
Orbene, è una tesi sbagliata. Ignora che l’esito deludente dell’attuale maggioranza in Parlamento, dimostratasi coalizione non coesa, è frutto di un sistema proporzionale che non ha adottato serie soglie di sbarramento e soprattutto ha depredato l’elettore della sua possibilità di scelta tra candidati. Una volta introdotta una soglia seria al 4-5 per cento e una volta ripristinato il voto di preferenza, il candidato del piccolo partito ha poche speranze di essere eletto sia presentandosi come tale sia entrando a far parte della rosa di candidati di una più larga coalizione. Meglio per lui entrare in un partito maggiore, come avviene con il sistema a doppio turno. Naturalmente, la spinta ai "matrimoni di interesse", comune ai due sistemi, ha come conseguenza la coabitazione di anime diverse nello stesso partito. Ma una dialettica interna forte senza diventare dirompente (e che non sia dirompente è assicurato dalla comune convenienza a restare insieme per vincere le prossime elezioni), va vista come un positivo fattore di democrazia sostanziale.
Ribadita la preferenza per il sistema proporzionale con premio di maggiorana, soglia di sbarramento e voto di preferenza, va detto che anche il maggioritario a doppio turno andrebbe benissimo rispetto alla situazione attuale. In ogni caso, infatti, scomparirebbe la spinta alla frammentazione da cui nasce il ricatto continuo dei piccoli partiti. Ma come vincere il ricatto attuale dei piccoli partiti contro l’adozione di un sistema che eviterebbe il loro ricatto in futuro? Votando per il referendum. Come volevasi dimostrare.
-dello stesso autore: “Meglio il proporzionale”
http://www.lavoce.info/news/attach/meglio_il_proporzionale__lavoce.pdf
Fonte : www.lavoce.info
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