Riparte da Cagliari la sfida della Sinistra

di Gianluca Scroccu


Sinistra Democratica si è presentata ufficialmente a Cagliari e l'inizio è stato decisamente promettente. Il 28 maggio alle 17, alla presenza del senatore Giorgio Mele, si è partiti con una manifestazione bella e partecipata che ha riempito la capiente sala conferenze del "Banco di Sardegna". L'obiettivo è quello, anche in Sardegna, di unire la sinistra e cambiare la politica. L'impasse dei processi democratici che sta caratterizzando l'attuale fase storica del paese necessita infatti di prese di posizione coraggiose e forti. E Sinistra Democratica si è presentata a Cagliari assegnando gli interventi più importanti a tre donne: Vanna Medau, Manuela Scroccu e Veronica Marongiu. È toccato a loro, insieme al coordinatore provinciale Enrico Palmas, ad Andrea Pubusa e Tonino Dessì presentare le linee del movimento.
Diversi gli interventi dal pubblico, tra i quali si sono segnalati quello di un rappresentante dei minatori di Silius, impegnati in una coraggiosa e vittoriosa battaglia per difendere il loro lavoro, il futuro delle loro famiglie e del loro territorio (e proprio a Silius, non a caso e a sottolineare un impegno che deve nascere innanzitutto sul territorio provinciale, il movimento di Sinistra Democratica può già contare su 4 consiglieri comunali e su un impegno unitario con Rifondazione Comunista sulle tematiche locali), di un esponente della Cgil e di associazioni vicine al mondo progressista e della scuola. Lo spirito è stato decisamente positivo e propositivo; si è cercato, per quanto possibile, di evitare inutili ingessature. Non c'è infatti in Sardegna nessun coordinatore regionale del movimento, né un suo coordinamento. Verrà nominato quando si avrà un quadro più preciso delle adesioni e tutti avranno, quindi, il diritto di partecipare alle scelte organizzative e programmatiche comuni. Sono state superate aree tematiche e coordinatori, eredità delle divisioni presenti nei Ds. Per andare oltre gli aspetti più negativi della degenerazione correntizia si sono insomma azzerate tutte le gerarchie; la stagione congressuale è definitivamente alle spalle e molti sono i nuovi aderenti che non militavano nei Democratici di Sinistra.
Il criterio che si sta cercando di realizzare è quello della contaminazione e dell'incrocio di esperienze di uomini e donne che credono sino in fondo nel progetto. E non a caso sono sparite, almeno in questa fase, tutte le appartenenze di ordine generazionale (anche se uno degli elementi più positivi è dato proprio dalla ottima presenza di giovani).
L'unico principio che ha guidato la composizione del coordinamento federale provvisorio, composto da otto persone, è stato quello di genere con una ripartizione al 50% assolutamente paritaria. Sinistra Democratica si muove parallelamente in grossi centri della provincia come Monserrato, Dolianova, Sinnai, Assemini, Maracalagonis, Settimo. A Cagliari è già partito intanto un collettivo che si occuperà dei temi della giustizia e della riforma della politica. Nel capoluogo, ma in previsione si conta di riprodurre in estate le iniziative sul territorio, sono in programma per il mese di giugno due iniziative su scala regionale (una di informazione sugli aspetti negativi del referendum Guzzetta e l'altra sui Dico, tema che in città non è mai stato affrontato in pieno nonostante l'alto numero di convivenze). In attesa di sede propria, per ora ci si continua a riunire in alcune delle vecchie sezioni dei Ds di Cagliari.
Parte insomma da Cagliari e provincia (ma sono già in piedi attivamente anche Sassari e alcune realtà ad Olbia, mentre ci si sta organizzando a Nuoro ed Oristano) il dialogo e il confronto con tutto il mondo progressista isolano, compreso quello sardista, ma avendo ben chiaro che la missione di Sinistra Democratica sarà concentrata anche in Sardegna sul recupero del concetto di partecipazione e sulla necessità di trovare un nuovo equilibrio tra democrazia rappresentativa e partecipata.
Una sinistra capace di ascoltare i cittadini (a partire da quelli che negli ultimi anni si sono allontanati dalla politica) e di coinvolgerli nei processi decisionali attraverso un grande sforzo culturale fatto di impegno e di rigore. Vengono guardate con diffidenza, pertanto, le fughe in avanti, specie quelle circoscritte all'interno dei luoghi istituzionali che presentano il rischio di venire percepite dal vasto popolo della sinistra diffusa come mere riproposizioni di vecchie logiche di difesa delle proprie rendite personali (in Consiglio Regionale si è formato un gruppo denominato "Sinistra Autonomista" che è rimasto su un piano meramente subalterno alle logiche della geografia interna istituzionale, evitando ogni contatto con la spinta che viene dal territorio e dalla base).
Sarà un processo lungo e difficile quello che si propone il movimento di "Sinistra Democratica per il socialismo europeo"; la Sardegna è pronta a fare la sua parte.
Fonte:
Aprile on line,  05 giugno 2007

 
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