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Parlamentari a Kabul : allocchi o bugiardi? 

Vincenzo A. Romano

È la domanda spontanea di chi legge l’intervista di Roberta Spinotti, parlamentare DS e presidente della commissione difesa alla Camera (l’Unità 12 agosto 2006). La parlamentare, che –come informa pomposamente il sito www.difesa.it era a Kabul insieme ad una commissione  mista senato/camera-  intervistata, al rientro, da  Toni Fontana dà l’impressione di volere troppo indorare la pillola e nascondere molte cose.Insiste, la Spinotti, su un mondo idilliaco di ministri afgani che bramano la presenza dei militari italiani, che li giudicano i più sensibili (fra gli occupanti) anche quando agiscono in zona di guerra, sotto il comando Nato che sostituisce/ -agisce per- gli americani e forse ferisce meglio degli altri soldati.
Aggiunge infatti la Presidente “è però necessario ricordare che stava parlando (il ministro) di un’azione compiuta (dagli italiani) nell’ambito di Enduring Freedom (solo la fantasia americana può chiamare “libertà che dura ” una missione che si fa largo a cannonate, ma la Spinotti pare non cogliere  l’ossimoro intellettuale). Ed infatti alla domanda successiva risponde “abbiamo stabilito che i nostri soldati non saranno schierati a sud. Ora (vedi cartina) se i soldati sono a nord (Kabul e Herat) e non a sud nel teatro di guerra  (Kandahar e zona dell’Helmand), rimane solo un fatto: che la nostra parlamentare, per poter affermare che i militari non sono dislocati a Sud –cosa che ci fa immenso piacere-, ma vi combattono –cosa che non ci fa piacere-, sa una cosa che noi non conosciamo: esiste una navetta nord-sud e ritorno che ci permette di dire che gli italiani combattono al sud, ma effettivamente sono schierati al nord. Poveri ragazzi; oltre le cannonate anche l’ avanti e ‘ndrè.
A questo punto dobbiamo decidere se la parlamentare è un’alloca o, in via alternativa, mente in consonanza con Parisi.
Infatti dal 6 agosto la Brigata multinazionale Kabul, di cui fanno parte le forze italiane, ha assunto la denominazione di «Regional command capital» (Comando regionale della capitale). Lo annuncia anche il ministero italiano della difesa, senza però chiarire il perché.
Lo spiega invece la Nato/Isaf in un comunicato del 7 agosto “Il cambio di nome pone l'area di Kabul in linea con la struttura Isaf in funzione nel resto dell'Afghanistan. Il vecchio nome rifletteva il fatto che, in origine, l'Isaf era responsabile solo dell'area di Kabul. Questa nuova struttura, basata su comandi regionali, è più appropriata a una missione fortemente estesasi, che ora copre l'87% dell'Afghanistan”  parole di sir David Richards, comandante delle truppe  Isaf
. Le informazioni non sono segrete, ma si trovano spulciando fra le 126 pagine, più le Note da A a V, del rapporto del Ministero della Difesa (voce Afghanistan) disponibile in rete; di facile accesso, ma di difficile lettura per chi non mastici di “stati maggiori”. Però qualcuno  alla commissione difesa -fra consulenti  a pagamento e “comandati”- di queste cose ne capisce eccome. Non si è informata la presidente oppure sa e preferisce i toni dolci?

Propendiamo per la seconda soluzione perché nella stesse pagina dell’Unintà Elettra Diana e Tana de Zulueta, due altre parlamentari  presenti alla visita, esprimono tutt’altre opinioni e richiedono un monitoraggio accurato della missione. Monitoraggio che apparirebbe, dalle parole della presidente, da effettuarsi da parte del MD.
L’anomalia del conflitto d’interessi sembra sia, da noi, diventata norma giuridica.
A questo punto chiediamo chiarezza.
Sempre dai dati del ministero della Difesa: avevamo, nel luglio 2006, in Afghanistan 1350 uomini ora, si legge sul documento citato, è stato autorizzato di portali a 1930 (quindi + 600 senza dimenticare di aggiungere i 387 di Enduring Freedom) mentre è notizia di oggi che ne manderemo in Libano -ed Israele li vuole “guerrieri con le palle” e pronti a massacrare islamici- altri 3500. Facendo i conti, rispetto al governo Berlusconi non è cambiato niente: avevamo 10049 militari in missioni all’estero; oggi 7456 cui aggiunti i 3500 per il Libano il tutto assomma, come dicono i ragionieri, a 10956 unità.
Un bellissimo acquisto.
I motivi di questa storia la Spinotti non li dice oppure non li sa ed il prodotto non cambia, perché la Associated Press ci racconta che: “Nella prima settimana di combattimenti sotto la guida della  NATO rinvigorita – il numero dei soldati è stato in pratica raddoppiato e portato ad oltre 18.000 unità – le uccisioni da  entrambi i lati e, dato ancor più allarmante, le vittime  civili, sono già state numerose. Sono in molti, giornalisti e militari, a ritenere che questa sarà la prova più difficile che la NATO si troverà ad affrontare, da quando quasi 60 anni fa è stata creata”.
Ma per la nostra presidente sono tutte rose e fiori perché, continua nell’intervista –e non le crederebbe nemmeno un semplice caporale-, noi non abbiamo “accordi diretti con l’Afghanistan, è la Nato che distribuisce le forze sul territorio”; lo stesso che dire io non ho mai sezionato una cavia; le consegno direttamente al laboratorio.
Forse sarebbe meglio dire cosa c’è sotto , dal momento che queste truppe –come le altre del resto- si giustificano col prestigio internazionale dell’Italia.
C’è voluta la stampa estera per farci sapere che a Nassiriya, fra gli anni 80 e 90, l’ENI aveva stipulato dei contratti con l’aborrito “macellaio di Bagdad” per il trivellamento di pozzi petroliferi (un affare che avrebbe fruttato nell’avvenire 390 miliardi di dollari) ed in qualche modo ce li stiamo presidiando. Ma a dir questo sei un porco no-global ed infatti la stampa ufficiale, che porca non è, ha glissato sulla notizia.
Cosa andiamo a prendere a Kabul? Molto probabilmente.
Ma probabilmente poco o niente se la zona, come risponde la presidente eludendo l’ultima domanda, è tranquilla: “Ad Herat la situazione è tranquilla…i nostri soldati non hanno sparato nemmeno un colpo (ahi onorevole, molto male perché almeno esercitarsi dovrebbero visto il “fuoco amico di Nassiriya”)…a sud la guerriglia si è riorganizzata…qualche kamikaze...”
E poi la perla più grande della Spinotto che così spera di esorcizzare i combattimenti e la guerra : “Questo tipo di attacco (Kamikaze) non era nella tradizione afghana, si tratta di un’importazione di metodi di Al Qaeda” (capirai quanto può interessare alla gente di crepare un modo autoctono o d’importazione).
  Analisi eccezionale per una presidente commissione difesa che, meno male, non si allunga nel tempo sino ai piloti giapponesi che al Qaeda gentilmente ringrazia. Ma scusa debole per entrare in guerra.
“In cambio di un migliaio di morti sederemo alla pari col Fuhrer al tavolo della pace” si giustificava il  Mussolini della pugnalata alla Francia –ancora non ce la perdonano- quando entrò in guerra, nel 1940, con sole misere 400 mila tonnellate di carburante per la flotta.
Noi -con una economia allo sbando- siamo in procinto di entrare in guerra con tutto il mondo islamico. E nessuno ne accorge.

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