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Pappagallini gialli invece che “verdi”

di  Vincenzo A. Romano

Il governo USA indaga sul lancio (vietato dal trattato di vendita) di “cluster bombs” in Libano. Già Reagan ne aveva sospeso la fornitura per sei anni in seguito ai lanci del 1982.

"Le mine antiuomo [...]questi fiori metallici dell'infinita infamia umana, lacerano, accecano, sbrindellano, cancellano parti di vita, creano voragini di antimateria, progettano il non-uomo. 
Ma è proprio in quelle assenze di carne, di vita, di luce, che l'umanità esprime la sua intimità più lancinante. In quei luoghi umani violati e negati, i Gino Strada costruiscono l'umanità possibile del futuro,l'unica possibile."
Moni Ovadia

CA 26 agosto 2006_ Apprendiamo da l’Unità di oggi che il governo  americano ha aperto un’inchiesta contro lo stato di Israele per uso di cluster bombs che, secondo il trattato e contratto di fornitura, avrebbero dovuto avere scopo solo difensivo mentre, stando alla denuncia di vari testimoni ed organizzazioni umanitarie, sono state ampiamente usate in Libano contro la popolazione civile.
L’opinione pubblica italiana venne a conoscenza delle pure vecchie cluster bombs (bombe a grappolo) – durante la seconda guerra mondiale i tedeschi usarono le c.d. “bombe a farfalla”- solo quando alcune di esse, liberate (come da manuale) in mare (Adriatico) dai cacciabombardieri U.S.A. di ritorno dalla Bosnia, si impigliarono nelle reti dei pescatori provocando vari feriti.
Queste micidiali mini-bombe antiuomo non sono quindi una novità e furono drammaticamente descritte, nei loro orribili effetti, dal chirurgo italiano Gino Strada in “Pappagallini verdi” perché questo era il colore che le forze dell’URSS avevano usato per gli ordigni lanciati in Afghanistan. Le bombe a grappolo hanno avuto successo, fra stati maggiori e governi per un fatto semplicissimo: la media di esplosioni è dell’80% contro il 95% delle comuni mine anti-uomo e –per la relativamente bassa “esplosività” - sfuggono alla classificazione della Convenzione di Ottawa del 1997 (vedi) durante la cui stesura, fra l’altro, non se ne tenne conto. Tuttavia, gli esperti ben sanno che la percentuale reale degli ordigni non esplosi giacenti al suolo, dopo un lancio aereo, si attesta intorno al 15-20% del totale, ben oltre il 5% ufficialmente dichiarato. Ciò finisce per determinare situazioni paradossali.
Per esempio se guardassimo alla guerra del Kossovo e tenessimo conto del numero delle missioni aeree compiute durante la guerra sul territorio, sia serbo che kosovaro, il numero delle bombe a grappolo rimaste inesplose potrebbe essere superiore a quello delle mine antipersona poste dall’esercito serbo  che, peraltro, sono state puntualmente riportate nelle mappe di registrazione e sono quindi localizzabili.
Questo tipo di bomba nacque con finalità di distruzione di truppe a terra durante i trasferimenti in aree aperte, per rendere inagibili gli aeroporti e comunque mettere fuori combattimento materiale e truppe nemiche sempre "fedeli" all’ orribile principio per cui all’avversarsio “costa” di più un soldato ferito che uno ucciso.
Ha varie forme: biglia o cilindro soprattutto, un’altissima capacità di penetrazione (in rapporto alla massa e dimensione) di circa 10-12 cm di lamiera a quindici metri di distanza ed una capacità di uccidere o mutilare per un raggio approssimativo fra i 50 e 150 metri.
Spesso, gli ordigni, hanno delle alette metalliche che si trasformano in micidiali schegge all’atto dell’esplosione e, soprattutto, non hanno congegni di autodistruzione in caso di mancato scoppio all’impatto.
Vengono lanciate da cacciabombardieri (o da terra con appositi vettori) che le disperdono in amplissimo raggio ed hanno una tremenda pericolosità.
Sono infatti (parliamo di quelle USA e della GB) di colorri vivaci, in questo caso giallo e dotate di paracadute od elementi che le fanno notare e costituire attrattiva soprattutto per i bambini.
Considerato che –in Afghanistan- anche i “pacchi viveri per i profughi avevano il colore giallo lasciamo trarre le conseguenze a chi legge.
Veniamo al teatro di guerra Israelo Libanese.
Secondo il quotidiano israeliano Haretz, che non fa altro che riprendere il  New York Times, le difficoltà dell'esercito israeliano hanno costretto a  chiedere ancora più cluster bombs all’ alleato americano. Contro i Katyusha, i missili in possesso di Israele non sono abbastanza efficaci e non riuscivano a fermare i lanci dei razzi. Ora, visto che i Katyusha di Hezbollah sono montati su rampe in supporto mobile (soprattutto autocarri)  e possono spostarsi come fanno le persone, il Ministero della Difesa israeliano aveva chiesto, all'amministrazione Bush, di accelerare le forniture di sistemi M-26, che  sono giustappunto i lanciamissili in grado di sparare le “bombe a grappolo” anti-uomo.
L'obiettivo dunque era quello di continuare a minare dall'alto il sud del Libano, sperando di colpire chi manovrava i mezzi mobili porta-rampa Katyusha, ma sapendo che le cluster bombs uccidono ancor di più i civili indifesi ed inermi.
La richiesta israeliana ha confermato quanto emerso in un'inchiesta di Human Rights Watch che già a metà del mese di luglio aveva accusato Israele di utilizzare bombe che violano le convenzioni internazionali sulla guerra . Le bombe a grappolo, per quanto detto, non possono essere dirette contro obiettivi precisi, e non distinguendo tra militari e civili; non sono nemmeno ammesse dal diritto internazionale.
Ma  Israele, ovviamente, ha negato le accuse durante un’inchiesta della BBC(www.haaretz.com/hasen/spages/749621.html). Ora l’inchiesta promossa dal Governo americano.
Ci sia lecito concludere che ci auguriamo visti i precedenti- che, per queste notizie Furio Colombo dalle colonne dell’Unità e Stille sul Corriere della Sera non ci accusino di antisemitismo o di diffondere notizie che incitano all’odio contro Israele.
Dopo il danno, le beffe.

 

Una descrizione Americana

http://www.fas.org/man/dod-101/sys/dumb/cluster.htm

 

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