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C’è tessera e tessera
di Vincenzo A. Romano
La vicenda che ci ha intrigato con le “tessere” inviate dalla
Margherita con tanto di ringraziamento per l’adesione a DeL (anche alcuni fedelissimi ed inossidabili compagni ne sono stati destinatari a Cagliari) continua un annoso problema, interno ai partiti, che avevamo trascurato per inerzia o, piuttosto, pigrizia mentale. Fu Mario Melloni –l’indimenticato Fortebraccio dei Corsivi dell’Unità- che mi introdusse al mondo dei “conti”. Rileggendo oggi le raccolte dei suoi graffianti scritti, “Fanfaneide” per fare un esempio, in occasione dei “tesseramenti” di questi giorni ti accorgi che nulla è cambiato. Le tessere, gelosamente custodite nei cassetti, come mi spiegò molti anni dopo un amico “maggiorente della DC”, servivano in due momenti.
Al congresso per il predominio di una corrente sull’altra e dopo le elezioni per fare i “conti” nelle alleanze per la distribuzione dei posti di governo, presidenze di enti e banche e quant’altro fosse appetibile.
E tutto alla luce del sole, come mi spiegava l’amico DC, uomo religiosissimo e pio, ma ciononostante depositario di pacchetti di tessere. Perché questa era –sappiamo che è- la prassi. Le correnti sfornavano tessere, anche di defunti e parenti paralitici, ma le tenevano al chiuso dei cassetti per lo scontro finale che poi abbiamo ritrovato nell’allucinante conclusione di Todo modo di Sciascia. L’importante, ma lo ho capito solo più tardi, non era avere un certo numero di iscritti alla propria corrente, quanto tenere questa massa di votanti all’oscuro dell’ amico-avversario.
E la cosa funzionava perché poi, ai congressi, ci andavano non gli iscritti: vivi, morti o paralitici, ma i delegati che saltavano fuori in base alle famose tessere conservate nei cassetti. Chi –alla fine- presentava i totali più cospicui mandava al congresso delegati in proporzione. E siccome tutti sapevano di barare, ma era imprudente –oltre che sconveniente- portare la cosa in piazza, tutti stavano zitti ed accettavano il responso dei cassetti.
Un procedimento che non imbarazzava il senso democratico dei segretari di sezione o di regione o i capi-corrente tanto che un quotidiano riporta, ancor oggi una frase virgolettata di Ciriaco De Mita: “Una testa un voto? Ci sono tanti voti senza testa…”
Oggi, almeno a leggere i maggiori quotidiani, pare che la cosa –almeno per la Margherita- si sia conclusa. Democraticamente? Nemmeno per sogno: con un compromesso dopo che Parisi aveva minacciato, assieme alla Bindi ed altri, di uscire dal partito.
Una perla da citare integralmente è la conclusione del portavoce Monaco: “Si è riconosciuto che il tesseramento è un problema serio (ed ora ce ne accorgiamo? N.d.A) e si è deciso di attivare severe procedure per il controllo della legalità…”
Alla buon ora.
Il pessimo della faccenda, ammesso che il problema sia solo della Margherita, sta proprio in questo. I controlli di legalità si applicano sempre dopo, non prima.
Un mondo alla rovescia come quello del dipinto di Pieter Bruegel il vecchio
(Cliccando sul'immagine o su questa scritta si può vedere il dipinto "Proverbi dei Paesi Bassi " )
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