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 Parliamo di: Queste sconosciute, le ROE o   “regole d'ingaggio”  

di redazione

Le regole d'ingaggio possono definirsi come "le direttive diramate dalle competenti autorità militari, che specificano le circostanze e i limiti entro cui le forze possono iniziare o continuare il combattimento con quelle contrapposte". Questa è  traduzione letterale della definizione di “Rules Of Engagement (Roe) definite dal dipartimento della Difesa U.S.A: "Directives issued by competent military authority that delineate the circumstances and limitations under which United States forces will initiate and/or continue combat engagement with other forces encountered" ed acetate ormai universalmmente. Taluno, facendo riferimento a una immagine geometrica, si riferisce alle ROE come al baricentro di un poligono irregolare i cui lati sono:

  1. diritto bellico internazionale;
  2.  leggi e normative nazionali;
  3. livello di conflittualità;
  4. minaccia;
  5. rischio accettabile per le truppe amiche;
  6. compito che queste ultime devono assolvere.
  7. Particolari eventi, quali ad esempio perdite gravi nelle truppe amiche o danni collaterali sulla popolazione civile con le relative ripercussioni politiche interne e internazionali, possono fare variare la geometria complessiva in maniera anche sensibile.
Elementi di maggiore valenza ed irrinunciabili  sono costituiti da:
    • diritto bellico internazionale (convenzioni dell'Aia del 1907 e di Ginevra del 1946)
    • le normative nazionali tra cui i codici militari di pace e di guerra. (CPMP e CPMG)
Il resto oltre a essere dipendente dalle valutazioni di diverso segno,è variabile nel tempo ed a seconda delle situazioni. Le  R.O.E, sono quindi in stretta correlazione con le   componenti politiche e militari. E nella maggiore parte dei casi,  si ha la preminenza  del fattore POLITICO. Le Roe sebbene stilate dai vertici militari sono emanazione delle  indicazioni delle AUTORITA’ DI GOVERNO E PARLAMENTARI. Le ROE fanno parte dell’ allegato all'ordine di operazione dato al vertice di Comando e sono diffuse ai vertici inferiori sino alle unità sul campo che le pongono, normalmente in essere.
A nessuno sfugge  la difficoltà di linguaggio (senza trascurare quella che esprime il concetto o significato) richiesto per rendere comprensibili regole idonee per “standardizzare”  sia  le necessità sia le finalità dell’Organo politico con quelle militari. Regole che devono essere comprensibili  anche al singolo soldato /aviatore/marinaio.
" L'uomo sul terreno deve sapere se e quando intimare qualcosa di simile al più conosciuto: "alt, chi va là, fermo o sparo" senza che vi sia una reazione (probabile quando si opera con FF.AA. di diversa nazionalità o livello di addestramento) che ponga in pericolo le “forze amiche”.

Le Roe sono utili ed efficaci solo quando sono comprese, ricordate e prontamente applicabili anche e soprattutto sotto stress.
“Durante la guerra fredda le Roe erano una peculiarità di pertinenza quasi esclusiva della AMF, la Forza mobile del comando alleato in Europa, unità, alla cui composizione partecipavano tutti i paesi della Nato”. (da M:D.)
Le ROE servivano a rendere credibile la deterrenza evitando tuttavia di innescare il processo di escalation convenzionale o nucleare.
Del periodo della “Guerra Fredda”  sono rimaste procedure valide che sono applicabili anche nelle operazioni in situazione di mantenimento od imposizione della pace (peace peaking e peace enforcement).   Esiste una sorta di “catalogo standard”  che comprende  dieci situazioni che possono essere oggetto ROE ed è di origine USA/NATO.
Le più immediate sono:

Importantissime, ai fini della missione risultano talune procedure che investono i comandanti sul campo della responsabilità di variare le ROE (Esempio della spedizione in Libano del 1982 al comando del generale Angioni)  - nei pochi casi in cui questa facoltà è concessa loro - o chiedono cambiamenti alle Roe. Il problema si complica quando da una alleanza che fa capo a un unico vertice politico come la Nato si passa a una coalizione in cui ciascuna componente opera sulla base del mandato ricevuto dalle proprie autorità nazionali, oppure con comandi di truppe a livello diverso di standardizzazione operativa. Se non viene raggiunto un accordo per regole di ingaggio comuni - eventualmente derivate dal mandato di un organismo internazionale come l'Onu - ciascun paese delimita lo spazio d'azione del suo contingente entro il poligono costruito con i vari lati di cui determinerà la lunghezza e quindi l'importanza. Al baricentro si troveranno le Roe che quel contingente dovrà osservare.Ed è questo il pericolo che l’Italia –che vuole assumersi l’ingrato compito del Comando della spedizione- del quale massimamente dovrebbe tenere conto. Le ROE dell’ ONU, infatti, proprio perché emanate da un organo politico non omogeneo e che deve rispondere a interessi anche contrastanti del C. di S. e dell' Assemblea, sono spesso indeterminate e possono essere fomite di situazioni pericolosissime come quella della Somalia.(1)

 

 (1) Avviene anche nel caso odierno del Libano nel momento in cui Bush, non potendo rischiare invio di truppe come in Iraq -truppe inaccettabili sia per il Libano sia per Siria Cina e CSI e sotto elezioni di medio termine-, pretenderebbe che le  forze Unifil disarmassero Hezbollah.
Pretesa irreale e di pura demagogia interna di un Presidente al più basso indice di gradimento persino rispetto al Nixon del Watergate.

MISSIONI ITALIANE ALL'ESTERO (fonte M.D.)

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