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Quousque tandem…
di Vincenzo A. Romano
Avevamo appena finito di leggere, su il Sardegna del 31 agosto,
della proposta abbozzata da Antonello Cabras di un Soru-bis (nel senso buono di una ricandidatura e non reimpasto) quando le televisioni locali ci invadevano dai teleschermi sulla novità ancora agostana: “Ds e Margherita sconfiggono Soru sul piano urbanistico. Esclusi dalla trattativa i partiti minori”.
Ed è così che i due partiti “numericamente maggiori e pertanto condizionanti”, fuori delle logiche del buongoverno e del rispetto dei patti elettorali impongono i loro “dictat” di parte.
Intralciando la speditezza dei lavori, esponendo il governo ragionale agli attacchi della destra, allungando i tempi di un piano urbanistico in cui troppi hanno interessi intrecciati e questo indipendentemente dalle chiamate notturne e convocazioni tramite SMS.
Trascurato il merito entriamo nel metodo per vedere la portata del vulnus prodotto con questi comportamenti di parte di giunta e maggioranza.
Allorquando si trattava di espellere la giunta di centrodestra dal rovinoso governo della Sardegna i due maggiori partiti, sebbene via via sempre ridimensionati dal proprio zoccolo duro, si accingevano a rovinose elezioni quando…
Quando un impresario di cultura bocconiana e simpatie per la sinistra propose la propria candidatura al governo dell’Isola con il solo appoggio delle frange “girotondine e movimentiste” che erano state l’unico spunto critico contro quel governatore che ci bombardava di programmi “lombardi”.
Candidato senza forza propria, ma con la benevolenza di quei minori partiti che intuivano un voltar pagina in quell’uomo schivo che voleva cambiare il mondo.
Ricordiamo i nomi –che non citiamo “per carità cristiana”- di coloro che, oggi al governo dell’Isola, tacciavano l’intruso di neo-berlusconismo e conflitto di interessi; salvo e dietro la spinta popolare, farne il proprio paladino una volta che si realizzò lo spettro: o Soru o sconfitta.
Esperimento dimostratosi da manuale che però e sempre per inciuci interni ha portato –non applicato- alla sconfitta comunale del 2006.
Ds e Margherita, che ora dettano le proprie condizioni, non sono mai stati partiti in grado di vincere e si appoggiarono sia ai movimenti sia alla neonata formazione di Progetto Sardegna. Consci, però, della perdurante impotenza chiesero aiuto a quelle fasce rappresentate dai partiti della sinistra –che ora chiamano estrema- e che cercano tutti insieme di estraniare dalle decisioni importanti e si vinse.
Quella sinistra dei "partiti minori", compreso il PdCI, che hanno volenterosamente contribuito a sconfiggere il centro destra, vengono ora – acquisito il potere- ritenuti d’ingombro per il governo e i due partiti neo riformisticamente conservatori dello status quo antea.
Le grandi battaglie di potere non possono sopportare i rappresentanti delle classi umili e lavoratrici.
Sono essi un macigno al piede del rampantismo dei neogovernanti.
Il PdCI aveva lanciato l’allarme all’inizio dell’estate in una conferenza stampa che invitava i “cespugli” a reagire; ma interessi di bottega hanno fatto cadere la proposta e la sinistra, quella vera, si trova –disunita- in balia dei “neo democratici” che si ispirano a Blair e Clinton senza avere contezza che negli USA il partito democratico – loro faro guida- è al massimo paragonabile al PRI spadoliniano piuttosto che al riformismo socialista europeo.
Ma per quanto tempo potranno ancora abusare della nostra pazienza?
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Lettera ai giornali del Segretario regionale PdcI Sardegna
