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Afghanistan

«Truppe speciali» Parisi agita l'Unione
Allarme a sinistra Prc e Verdi: è contro l'accordo. Il ministro: ci sono da giugno, non spaventatevi per le parole
Andrea Fabozzi


«Truppe speciali in Afghanistan». Il ministro della difesa Arturo Parisi lascia cadere l'informazione durante l'incontro con la stampa estera. Incontro serale, interdetto aigiornalisti italiani, senza troppi riflettori. Eppure la notizia è tale da provocare un nuovo stress per i nervi tesi della maggioranza, già provati dal tira e molla sulla finanziaria. L'Afghanistan sembrava lontano. Non è così. Troppo delicato l'equilibrio raggiunto nell'Unione sul rifinanziamento della missione. Quando la sinistra radicale si era convinta solo alla fine ad appoggiare la nuova missione sulla base di una serie di rassicurazioni - la maggior parte verbali - in base alle quali i nostri militari dovevano restare lontani dal fronte caldo del sud dell'Afghanistan. Le parole di Parisi sono sale su una cicatrice ancora aperta: «Abbiamo rafforzato la capacità operativa del nostro contingente a Kabul e ad Herat con la presenza di truppe speciali».
Rifondazione comunista e i Verdi sono i più lesti a replicare. Toni allarmati usa Giovanni Russo Spena, capogruppo del Prc al senato: «E' molto grave che un annuncio del genere che viola l'accordo e contraddice la mozione comune venga fatto senza neppure consultare prima gli alleati dell'Unione». «Se la posizione espressa dal ministro fosse confermata sarebbe al di fuori della mozione approvata dal parlamento», aggiunge il capogruppo dei Verdi alla camera Angelo Bonelli. E tutti e due rilanciano piuttosto l'idea di diminuire l'impegno italiano in Afghanistan di fronte alla nuova missione in Libano. Nuova e costosa, tanto da risultare di difficile copertura nella finanziaria. E' lì che in questo momento si condensano le difficoltà maggiori per l'Unione: al governo tutto serve tranne che la riapertura di un dossier considerato, per quanto malamente, chiuso. Il Prc condisce la nota ufficiale con una «forte irritazione». Parisi in tarda serata precisa.
E' vero che le truppe speciali sono un «rafforzamento» del contingente, ma «la loro presenza in Afghanistan data dall'inizio del semestre e non configura perciò in alcun modo un successivo rafforzamento come il termine ha indotto a credere». Per la Difesa si tratta insomma di un mero equivoco sulle parole. E infatti i collaboratori del ministro insistono sul fatto che «la maggioranza non può avere paura delle parole, come quando si disse no all'aereo Predator» e che «le truppe speciali ci sono in ogni contingente, anche in Libano le abbiamo mandate». Su chi, come, quanti e dove però vale la regola del silenzio di sicurezza: non c'è conferma che queste truppe speciali siano i paracadutisti dell'esercito (Col Moschin) e dei Carabinieri (Tuscania).
Secondo Parisi vale quanto faticosamente spiegato a giugno, quando il ministro della difesa Afghano si era lasciato sfuggire che gli italiani sarebbero andati a sud. «Solo per operazioni di emergenza come l'aiuto ad alleati in difficoltà o altrimenti con il consenso del governo entro 72 ore», precisano dal ministero di via xx settembre. Ma con una missione ormai sotto comando Nato, dove valgono le regole d'ingaggio «più dure mai stabilite», è chiaro che per la coalizione di governo si tratta di un equilibrio del tutto instabile.

da il Manifesto del 6 settembre 2006
FOTO DAL SITO: www.difesa.it

vedi a questo proposito Parlamentari a Kabul : allocchi o bugiardi? del 13.8.2006

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POILITICA/POLITICA_2/Parisi_agita_l_Unione.html


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