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RIMPASTO IN GIUNTA
Claudio Giorgi (PdCI) prima la verifica e l'interesse dei sardi
Vincenzo A. Romano
Cagliari 24 settembre 2006 – Non sono d’accordo i Comunisti Italiani alla corsa al rimpasto ad ogni costo che sembra l’esercizio politico di questi giorni di fine settembre.
Claudio Giorgi, segretario regionale del PdCI ha più a cuore il programma e meglio ancora la verifica di quanto si sia portato avanti, del programma, e di tutto il complesso di intenti, accordi elettorali e promesse che erano alla base del patto di maggioranza dell’Unione di Centrosinistra.
Vale a dire rispetto al lavoro, allo stato sociale, alle politiche industriali ed energetiche che dovevano portare la Sardegna ed il livello di vita dei sardi fuori dalle secche e dall’immobilismo in cui li aveva gettati il governo di centro destra.
Ben venga il confronto dunque e la verifica politica e poi, se del caso, il rimpasto.
La posizione del PdCI è chiara, continua Giorgi.
Il vero problema di questa giunta non è il cambio degli assessori, ma una verifica che porti allo scoperto le differenze, la diversità del governo di centro sinistra rispetto al precedente.
Solo dopo questa operazione, quando cioè la maggioranza avrà verificato l’adesione (o anche la contrarietà) di ogni assessore a portare avanti il programma sottoscritto nel patto elettorale, si porrà il problema di sostituire quelli che non fossero più omogenei alla politica di risanamento che era l’obiettivo del patto di coalizione.
I Comunisti Italiani pongono una questione di metodo, insiste Giorgi che si pone anche il problema di verificare perché la CGIL stia portando avanti certe battaglie.
Vogliamo capire, in questa situazione che chiarissima non è, perché siano sempre più frequenti le fibrillazioni interne ai tre maggiori partiti, perchè quasi ogni giorno si debbano affrontare problemi di precariato, lavoro nero, proteste dei lavoratori e degli esponenti sindacali, perché la CGIL abbia una posizione così ferma da dichiarare la mobilitazione contro questa giunta.
Quanto sta avvenendo in questi giorni, è il parere di Giorgi e del PdCI, è il sintomo che qualcosa di profondo non va nelle politiche attuali, “ma dobbiamo verificare prima di ogni cosa perché persistono problematiche che ci eravamo proposti, nel nuovo governo, di azzerare o cominciare a risolvere”.
“Noi comunisti siamo convinti che la situazione di stallo non dipenda dagli assessori in carica od almeno solo da essi; piuttosto crediamo che occorra una politica condivisa in cui non esistano rapporti preferenziali fra il Presidente ed i tre maggiori partiti, ma che problemi, proposte e soluzioni siano il frutto di un’ampia discussione di tutte le forze della maggioranza che ha portato Renato Soru al governo dell’Isola”.
Per questo, aggiunge Giorgi, sin dallo scorso luglio abbiamo sollecitato ed intratteniamo un rapporto di stretta consultazione con quei partiti -cosiddetti minori- che risentono tutti dello stesso problema e che premono, alcuni in particolare, alla revisione programmatica ed al rimpasto.
Rimpasto cui il PdCI non è contrario in via pregiudiziale, ma che condiziona alla verifica del programma.
Una politica che non passi sulla testa dei lavoratori, ma che affronti i reali problemi della gente e che finalmente si occupi con priorità della piaga sociale della insicurezza e della mancanza di lavoro.
Claudio Giorgi, segretario regionale del PdCI ha più a cuore il programma e meglio ancora la verifica di quanto si sia portato avanti, del programma, e di tutto il complesso di intenti, accordi elettorali e promesse che erano alla base del patto di maggioranza dell’Unione di Centrosinistra.
Vale a dire rispetto al lavoro, allo stato sociale, alle politiche industriali ed energetiche che dovevano portare la Sardegna ed il livello di vita dei sardi fuori dalle secche e dall’immobilismo in cui li aveva gettati il governo di centro destra.
Ben venga il confronto dunque e la verifica politica e poi, se del caso, il rimpasto.
La posizione del PdCI è chiara, continua Giorgi.
Il vero problema di questa giunta non è il cambio degli assessori, ma una verifica che porti allo scoperto le differenze, la diversità del governo di centro sinistra rispetto al precedente.
Solo dopo questa operazione, quando cioè la maggioranza avrà verificato l’adesione (o anche la contrarietà) di ogni assessore a portare avanti il programma sottoscritto nel patto elettorale, si porrà il problema di sostituire quelli che non fossero più omogenei alla politica di risanamento che era l’obiettivo del patto di coalizione.
I Comunisti Italiani pongono una questione di metodo, insiste Giorgi che si pone anche il problema di verificare perché la CGIL stia portando avanti certe battaglie.
Vogliamo capire, in questa situazione che chiarissima non è, perché siano sempre più frequenti le fibrillazioni interne ai tre maggiori partiti, perchè quasi ogni giorno si debbano affrontare problemi di precariato, lavoro nero, proteste dei lavoratori e degli esponenti sindacali, perché la CGIL abbia una posizione così ferma da dichiarare la mobilitazione contro questa giunta.
Quanto sta avvenendo in questi giorni, è il parere di Giorgi e del PdCI, è il sintomo che qualcosa di profondo non va nelle politiche attuali, “ma dobbiamo verificare prima di ogni cosa perché persistono problematiche che ci eravamo proposti, nel nuovo governo, di azzerare o cominciare a risolvere”.
“Noi comunisti siamo convinti che la situazione di stallo non dipenda dagli assessori in carica od almeno solo da essi; piuttosto crediamo che occorra una politica condivisa in cui non esistano rapporti preferenziali fra il Presidente ed i tre maggiori partiti, ma che problemi, proposte e soluzioni siano il frutto di un’ampia discussione di tutte le forze della maggioranza che ha portato Renato Soru al governo dell’Isola”.
Per questo, aggiunge Giorgi, sin dallo scorso luglio abbiamo sollecitato ed intratteniamo un rapporto di stretta consultazione con quei partiti -cosiddetti minori- che risentono tutti dello stesso problema e che premono, alcuni in particolare, alla revisione programmatica ed al rimpasto.
Rimpasto cui il PdCI non è contrario in via pregiudiziale, ma che condiziona alla verifica del programma.
Una politica che non passi sulla testa dei lavoratori, ma che affronti i reali problemi della gente e che finalmente si occupi con priorità della piaga sociale della insicurezza e della mancanza di lavoro.
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da Il Sardegna del 24 settembre 2006
da il Sardegna del 26 settembre 2006
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