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Chi teme i comunisti italiani ?
di Vincenzo A. Romano

E’ dallo scorso luglio che i Comunisti Italiani hanno dato un segnale forte. Prima invitando i trascurati “cespugli” ad un’azione coordinata e congiunta per incalzare il presidente Soru, ed i “partiti maggiori” della coalizione, ad una azione diversa di governo mirata a creare posti di lavoro stabili –intanto che si arrivi ad assunzioni a tempo indeterminato- subito e profondendo il massimo impegno per contrastare tanto il lavoro precario quanto quello in nero. In un secondo momento incalzando la  maggioranza sugli stessi temi in quelle poche volte che riunioni di tal fatta si sono tenute. Risultato: il presidente “dimentica” di invitare alle riunioni il segretario regionale del PdCI; e questo proprio nei giorni cruciali dello sciopero generale del 18 settembre.
In fin dei conti facendogli un favore perché, come si evince dalle cronache incrociate dell’ Unione sarda ed il Sardegna era l’unico segretario della coalizione di centrosinistra ad essere al fianco dei lavoratori con un gruppo di militanti del Partito.
Ma cosa accade in Sardegna?
Su poco meno di seicentomila occupati oltre centomila sono i contratti atipici; è ricominciata l’emigrazione delle braccia e la fuga dei cervelli. Non basta. I piani per la creazione di posti di lavoro non hanno funzionato nonostante i traguardi non fossero altissimi e pertanto i tassi di occupazione sono ben lontani dall’aumento del 4% prefissato e la disoccupazione non è diminuita del 2% che era il modesto punto d’arrivo per la metà della legislatura.
Le attività produttive languono, le fabbriche –rara avis- non si rinnovano e non fanno ricerca, le minacce di chiusura del poco che resta sono all’ordine del giorno; così Ottana, così il Consorzio di bonifica del sud Sardegna, così il Sulcis.  Vogliamo discutere di questi argomenti? Per noi vanno bene, a parte qualche modifica, il piano sanitario e quello socio-assistenziale  così come la  riforma egli enti agricoli, ma la Sardegna langue e non produce ricchezza,  posti di lavoro,  sicurezza sociale e psicologica.
I nostri salariati, quelli che vivono del solo stipendio, i pensionati vanno ogni giorno verso una povertà umiliante e con essi i piccoli negozianti –non certo la grande distribuzione per lo più in mani estere- gli artigiani, i giovani precarizzati ad libitum in quei centri di sfruttamento che sono i call center
Centri, spesso finanziati col denaro pubblico, che pagano poco (cosa sono duecentocinquanta euro al mese?) in ritardo e chiudono quando le cose diventano scottanti.  La Sardegna, con il suo alto tasso di disoccupazione e la fame di lavoro, per non parlare di quella fisica, è diventata terra di arrembaggio così come lo è per quanto riguarda il turismo dei sedicenti VIP. Turismo che sfrutta persone ed insediamenti e che ha un suo paladino che la destra ambirebbe ad avere come governatore.
Quindi occorre cambiare politica. Guardare al futuro è bello, ma la situazione generale odierna impone altre soluzioni.
I Comunisti Italiani guardano ai lavoratori; nell’ambito nazionale il segretario Diliberto ha promesso che il governo di centrosinistra non sarà messi in crisi da noi, ma nemmeno sopporteremo politiche ultramoderate o stagnanti.
Una politica di sinistra può e deve essere fatta. E “di sinistra” significa riguardo ai lavoratori ed alle classi deboli. Vuol dire risolvere i problemi di Ottana e di tutte le industrie in perenne altalena. Il nostro assessore al Lavoro, Maria Carla Floris, insieme alla omonima regionale ed alla camera del lavoro ha incontrato oggi il ministro del lavoro Damiani in presenza delle rappresentanze sindacali per la soluzione del caso Acentro. Ieri, sempre in Provincia ci si occupava –coralmente- delle società SITI e SEA, aziende che operano nel campo elettrostrumentale nel sistema degli appalti dell'industria chimica e petrolchimica nell'area industriale cagliaritana, ed anche per questo si troveranno delle soluzioni.  
Viene allora da chiedere: “se i Comunisti Italiani operano dentro le istituzioni e qui vi risolvono i  problemi dei lavoratori, chi ha paura dei comunisti?
Forse, ma sarebbe terribile, chi cincischia e/o non sa lavorare.

 

 

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