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Prove di concertazione a Cagliari
Continuità territoriale: conferma di un dialogo
Oliviero Diliberto mantiene la promessa fatta  ai lavoratori sardi

Vincenzo A. Romano

Pare sanata la contrapposizione, del tutto futilmente “cerimoniale” , fra il ministro dei trasporti , il professor Alessandro Bianchi e le rappresentanze sindacali che, inopinatamente, si sentivano escluse dal dialogo fra Ministro e Lavoratori dell’Aeroporto di Elmas. Ci piace, allora, parlare, ad incontro concluso,  fuori dalle righe e da quell’ipocrisia che purtroppo conosciamo come il  “ politicamente corretto”. Oggi, 10 giugno, tutti  i salmi sono finiti in gloria, ma vogliamo portare un contributo di verità, politicamente scorretto, di questa vicenda?
Facciamolo. Il presiedente Soru, sin dal suo insediamento, aveva posto in essere un assunto della propria campagna elettorale: dare ai sardi niente di meno di quanto fosse concesso agli Italiani della penisola. Programma difficile, insubordinato alla consuetudine delle precedenti giunte ed anche troppo “bocconiano” rispetto alla consueta non-politica isolana. Il governo centrale, di centrodestra, ha a lungo disprezzato tale competenza  e le battaglie sono state onorate , fino ad oggi, solo da piccole conquiste –riappropriazioni- di quanto sarebbe stato esigibile per legge costituzionale.
Oggi le cose sono cambiate. La destra è sconfitta, si può ragionare di cose reali. Il fulcro di ogni azione politica –senza discorrere dei servaggi precedenti- è l’uscita dalla posizione di insularità. Concetto politico, antropologico e socio culturale che non si esaurisce, né inizia, nella sardità -che talune posizioni culturali indigene avanzano-  ma che è condizione di fatto della  quale la classe politica non deve né può considerarsi indenne. Quale la variante? Che la classe politica sarda assuma il carico delle responsabilità che le competono e metta in gioco il patrimonio reale di questa terra. Lo scorso 3 di giugno il Segretario nazionale dei Comunisti Italiani, con la posizione  non politicamente corretta che lo distingue, aveva promesso ai lavoratori sardi di Alitalia , Ottana ed altri una cosa semplicissima: “Mi attiverò con il Ministro dei trasporti –si trattava dei licenziamenti Alitalia- perché prenda a cuore il problema”.
Oggi il Rettore Bianchi, ministro dei trasporti ed esperto internazionale di politiche industriali del territorio, è stato qui a Cagliari per parlare con la gente. La gente, sinonimo del disusato cittadini – quelli che detengono il potere ai sensi dell’art.1 della nostra Costituzione repubblicana-, che ha problemi reali di sopravvivenza. I rappresentanti dei lavoratori, le forze sindacali, hanno così avuto modo di esporre preoccupazioni, paure e proposte di soluzioni del problema che travalica il fenomeno Alitalia, ma che –intendendolo centrale- non lo ritiene disgiunto dalla realtà del trasporto aereo –leggasi continuità territoriale- fra Isola e Penisola. Vari ed articolati gli interventi dei rappresentanti di CGIL-CISL-UIL che hanno spaziato nei vari aspetti che sono attinenti al fenomeno “trasporti” nell’Isola: aereo, navale, ferroviario e su gomma. La prima risposta è stata quella del Presidente Renato Soru che, rispondendo alle parti sociali, ha rivendicato il lavoro di Giunta e Consiglio che –pur nelle difficoltà di un governo centrale non amico- sono riuscite a porre le basi di un concetto di continuità territoriale integrato nel complesso sistema dei trasporti: nell’isola e nei collegamenti esterni. La tesi di Soru, che poi ha ricevuto l’avallo del ministro Bianchi, è quella di una continuità diffusa che implichi tutta la penisola ed anche il rapporto estero. L’abbandono di Alitalia deve essere recuperato anche in funzione della  continuità di presenza della Sardegna  nei listini della ex compagnia di bandiera costituendo l’assenza grave pregiudizio anche e soprattutto per lo sviluppo turistico dell’Isola.
Ampia la disamina tecnico-politica del ministro che ha certificato la esistenza, a palazzo Chigi, di una unità di crisi già con lo scopo di risolvere i problemi in atto. Cagliari ed il Mediterraneo, sono già centrali nella politica di questo governo che, appunto facendo capo a Prodi cui il ministro ha detto di riferire continuamente, e con la collaborazione del ministri della industria e della economia vuole dare alla Sardegna quel ruolo che le competete naturalmente come baricentro delle rotte da e per il bacino mediterraneo, sia per la scadenza del 2010, sia per la sua naturale posizione rispetto ai paesi del nord Africa, dal Marocco all’Egitto. Il discorso del Ministro, dopo le richieste dei sindacati che ponevano l’accento sull’assurdo isolano delle operazioni di licenziamento a fronte di un incremento dello sviluppo dei servizi e dei transiti, recepiva l’assunto del presidente Soru, con il quale lo stesso Bianchi aveva avuto un colloquio al suo ritorno da Bruxelles, che –pur senza mai nominarla- attribuiva alla società di gestione dell’aeroporto buona parte delle responsabilità della odierna situazione caotica. Ma nel discorso fra le parti il fenomeno “trasporti” in quest’Isola ha abbracciato tutte le componenti. Dalla la difficoltà della continuità nelle merci durante il periodo estivo ai tempi biblici che occorrono per percorrere i trecento chilometri che separano Olbia od Alghero dalla capitale sarda. Qualcosa si è fatto ha detto il Presidente Soru, ma siamo fermi a metà della Sardegna mentre mancano i fondi ed invece collegamenti “da regno di Sardegna” continuano ad alimentare la voragine delle spese inutili che sottraggono risorse ad una pianificazione strutturale che porti a soluzione il problema. Una liberalizzazione controllata ed un mercato gestito da regole fisse che assicuri la certezza dei servizi per gli utenti ed il lavoro per le maestranze hanno trovato d’accordo i due contro qualche voce dissonante di un lavoratore che prospettava una liberalizzazione tout court. La tesi del Ministro è apparsa quella che poi aveva enunciato Diliberto rispetto al recupero della collina di Buon Cammino. Dove lo Stato non ha il denaro –o la convenienza economica- per intervenire, ben venga il privato: a patto che si sviluppi, contemporaneamente una concorrenza secondo le regole di mercato. Un poco di Keynes, insomma, dopo l’inutile e dannosissimo liberismo selvaggio di questi ultimi cinque anni. Per quanto riguarda i collegamenti marittimi –nel 2007 scade la concessione della Tirrenia- il professor Bianchi, esperto di pianificazione di flussi dei trasporti e delle interdipendenze nel territorio- ha affermato che non si tratterà di espellere il vettore dalle rotte, ma di improntare una eventuale prossima concessione con diversi criteri di fornitura di servizi; aumentandone il livello di qualità, garanzia nel numero di corse adeguato sia al trasporto passeggeri sia all’irrinunciabile settore delle merci. Un discorso simile a quello fatto per l’Alitalia. Non possiamo né vogliamo perdere quella compagnia; devono essere assicurati livelli certi di lavoro e prestazioni e non si taglieranno teste alla rinfusa, ma la ex compagnia di bandiera dovrà trovare una sua allocazione che la rilanci sul mercato. Il Ministro non parla del fatto che mentre Air France col 65% del carico è in attivo la nostra compagnia con l’80% rimane in perdita, ma fa capire che l’unità di crisi aperta sul problema trasporti anche a questo intendere porre una soluzione positiva. All’intervento del segretario della camera del Lavoro, Costa, Bianchi dà una risposta che forse sindacati e lavoratori non si attendevano. La concertazione è il primo obiettivo di questo governo ha risposto il ministro, noi non dobbiamo pensarci come parti in conflitto; al contrario sarei felice se i rappresentanti dei lavoratori venissero da me non con l’intento di strappare qualche concessione. Piuttosto vorrei che elaborassero delle proposte, indicassero delle soluzioni e me le portassero al ministero per discuterle insieme.
Sollievo e soddisfazione apparivano fra lavoratori e forze sindacali mentre il Ministro lasciava la sala per recarsi a Selargius per le onoranze funebri al caporale Alessandro Pibiri.

 


 

 

 

 

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