Oliviero Diliberto: la politica dei Comunisti Italiani
Vincenzo A. Romano
con servizio fotografico>>>>>
Il cuore di Diliberto batte a sinistra, ma una sinistra che i sardi e gli italiani amano
e rimpiangono, quella che voleva e faceva Enrico Berlinguer. Non si è trattato di una commemorazione tutta sarda quella che ha portato il segretario dei Comunisti Italiani, a Cagliari, a incentrare il discorso sulla figura dello statista sardo, l’uomo che aveva compreso e mandato avanti due punti cruciali della politica italiana di sempre: il confronto con le forze cattoliche e la questione morale come stile di comportamento politico e non vuoto moralismo. I temi trattati, prima con i giornalisti sulle gradinate del T-Hotel ed in seguito ribaditi nella sala, abbracciano un lungo periodo della vita del PCI e dell’esperienza del segretario del PdCI. Un periodo che per Diliberto e moltissimi militanti ha una sua continuità che supera il travaglio della Bolognina e riconquista, in chiave attuale, il pensiero che si evolve da Gramsci a Berlinguer sino ai nostri giorni per una società giusta, equa e solidale. Certamente molta acqua è passata sotto i ponti, ma il concetto della lotta di classe come elemento per porre ordine nel dis-ordine capitalista e soprattutto sfrenatamente liberista di questi ultimi anni, rimane elemento principale per annullare disuguaglianze che sono man mano aumentate, alimentate dalla concentrazione della ricchezza in poche mani, lasciando le masse a rotolare in condizioni di crescente impoverimento. E’ la politica del liberismo berlusconiano, un mercato senza regole, un capitalismo per lo più asfittico e non in grado di competere con i mercati tecnologicamente avanzati. Il concetto che tutto vada avanti, allo sfascio, senza che i responsabili paghino, a nessun livello per gli errori commessi e per i danni arrecati al “sistema paese” viene rinnegato da Oliviero Diliberto che individua in questo novellato laissez faire gran parte delle attuali condizioni dell’economia e dello sviluppo in Italia. Italia dove si Cimoli, rincara il Segretario, dopo avere squassato le ferrovie, come premio è stato mandato a dirigere l’Alitalia e qui ha continuato il disastro che è sotto gli occhi di tutti, ma che non vede nessuno che paghi, risponda dell’incompetenza e dei danni. La questione Alitalia è sentita in modo particolare, in Sardegna, perché colpisce tutti, utenti sottoposti a disagi, ritardi e rinvii e maestranze che stanno per perdere il lavoro od essere, nel migliore dei casi, disperse nei vari scali dell’Azienda che, ha sottolineato il rappresentante sindacale intervenuto alla riunione, ha –guardacaso- escluso dalla redistribuzione proprio l’aeroporto di Fiumicino che non sarebbe la meta agognata, ma ridurrebbe almeno i disagi del personale disperso. Ai cittadini ed ai lavoratori Diliberto ha promesso l’intervento del Ministro Bianchi che ha già messo mano e risolto d’imperio la brutta faccenda dei licenziamenti al porto di Napoli. Il problema del lavoro ha permeato tutto l’incontro perché è oggi il problema, in Sardegna come in Italia, ed al candidato sindaco, che i Comunisti Italiani appoggeranno lealmente, il Segretario ha chiesto l’impegno ufficiale che, almeno nelle assunzioni del Comune della città, la legge 30 (Biagi) non abbia assolutamente applicazione. Dall’esperienza maturata come Ministro della Giustizia si è poi occupato della collina di Buon Cammino per il recupero del carcere che, nonostante la definizione data da Castelli: hotel a 5 stelle, è fra i peggiori d’Italia sia per i detenuti sia per i sorveglianti e gli assistenti. Senza spese per lo Stato, e con l’intervento dei privati, il colle poterebbe essere recuperato alla città ed il carcere decentrato ad Uta dove già era stata individuata l’ubicazione di una struttura umana, di recupero e non di inutile ed inumana afflizione. E’ poi stata affrontata la questione delle imposte e tasse e la illusione berlusconiana di un popolo che non le paga. Dobbiamo convincerci che le tasse sono la linfa dello stato. Con esse si costruiscono asili, ospedali, scuole e strutture pubblico, si sovvenziona lo stato sociale. Occorre però che siano pagate da tutti ed in maniera progressiva, come stabilito dalla Costituzione, che le plus valenze sulle transazioni finanziare –oggi praticamente esenti per 18 mesi e che hanno permesso le scandalo recentissimo dei palazzinari- paghino un’imposta almeno uguale a quella europea; che il gravame fiscale non pesi solo e quasi esclusivamente sul reddito fisso ed in ultima analisi sui lavoratori. Bene ha fatto Soru, ha insistito Diliberto, a “far pagare” ai magnati che affollano le coste il pezzo di paradiso di cui godono.
Diliberto ha poi affrontato la questione del referendum confermativo dello sfascio dei sedicenti saggi di Lorenzago (ricordiamo, per introdurre una nota di ridicolo, la definizione data dal professor Tranfaglia di un D’Onofrio professore di diritto salernitano) operato sulla nostra Carta costituzionale in un coacervo di contraddizioni fra la devolutione leghista ed il centralismo fascista; un capo dello Stato depotenziato, una Magistratura svilita e la frammentazione di venti sanità, scuole e polizie locali. Una controriforma (o forse meglio sostituzione costituzionale) che i Comunisti italiani si impegneranno a bloccare per l’interesse superiore di tutti.