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Federazione di Cagliari: decolla la nuova Commissione EE. LL.

Postato da redazione  28 luglio 2006

Le ultime riunioni di segreteria ed i recenti comitati federali del PdCI a Cagliari, nell’intento di aprire un coordinamento territoriale sulle problematiche degli Enti Locali, hanno dato vita –ora che oltre 15 compagni e “indipendenti” hanno raggiunto cariche elettive e di governo nelle giunte comunali, provinciali e nella RAdS- ad un coordinamento meglio strutturato nel rapporto Partito-Rappresentanti Istituzionali. Si tratta di vere e proprie commissioni di lavoro in supporto degli amministratori e che con essi terranno uno stretto contatto a doppio binario:

  • Faranno sentire tutto il partito compatto nell’appoggio da dare ai propri amministratori;
  • Recepiranno e forniranno, in uno stretto rapporto dialettico, da una parte il lavoro svolto nelle giunte, consigli e commissioni dall’altra solleciteranno i rappresentanti a perorare, introdurre ed influenzare le politiche su lavoro, pari opportunità, demolizione delle barriere architettoniche, inserimento dei disabili, assistenza  e recupero degli “espulsi dal mondo produttivo” ecc.

Dalla discussione è emersa la necessità che anche la Commissione Lavoro si rapporti con quella degli EE.LL. perché –come ha fatto notare trovando unanime consenso l’assessore provinciale Maria Carla Floris- sempre più spesso Lavoro e problematiche connesse  agli Enti locali hanno moltissimi punti in comune; anzi nella ripartizione delle competenze, queste –di solito- vanno ad intersecarsi e la commistione delle due problematiche porta a delle soluzioni di più ampio respiro che non in una azione in cui ogni competenza si rinchiuda nel proprio guscio. La proposta ha trovato concorde la Commissione e già si intravedono molti punti di azione comune fra le due strutture di Partito nel rapporto con gli Amministratori.
La nutrita rappresentanza dei compagni di Capoterra apre un largo ventaglio di discussione esponendo una serie di problemi che oggi sono irrisolti nella cittadina composita e distribuita sul territorio, e già intravede vie per la loro soluzione proprio attraverso una sinergia di impegni, competenze e proposte che potrebbero derivare proprio dalla collaborazione fra le proposte frutto della linea politica dei Comunisti italiani e gli obiettivi che i compagni delle istituzioni potranno raggiungere, in questo senso,  in seno alle varie amministrazioni di appartenenza.
Poiché gran parte della soluzione di ogni problematica sta anche nel sostegno che il Partito potrà dare ai propri rappresentanti eletti o nominati, si è contemporaneamente affrontato il problema della diffusione e radicamento del PdCI nel territorio. I presenti hanno convenuto sul fatto che sia non solo necessario ed auspicabile, ma anche imperativo proceder in alcune direzioni:

  1. Attuare una diffusione capillare nei posti di lavoro ove esistano, o si portino a noi, almeno 5 compagni che formino una “cellula” all’interno dell’impresa, fabbrica, ditta ecc.;
  2. Aprire nuove sezioni sul territorio urbano quando vi sia la possibilità di raccogliere –inizialmente- almeno 10 nuovi  compagni;
  3. Demandare a sezioni consolidate, ma in territorio a scarsa densità abitativa, la funzione di guida e erogazione di servizi per raggruppamenti di compagni che non possano costituire, anche per le innegabili questioni economiche connesse, una sezione autonoma (problema della sezione territoriale);
  4. Favorire l’aggregazione in “Sezione” dei candidati –che per lo più sono giovani ed impegnati- e di quegli indipendenti “simpatizzanti” che abbiamo presentato nelle comunali e nelle circoscrizionali anche in funzione del fatto che già molti stanno aderendo alle sezioni esistenti.
  5. In ordine al n° 4 si è raccomandata la creazione di una “nuova sezione” perché si vuole la nascita di agglomerati omogenei e con indipendenza di giudizio rispetto ad alcune “incrostazioni” che la vecchia classe dirigente non dovrebbe trasferire sui giovani. Una “rinascita” cioè di compagni più vicini all’ideale gramsciano ad alla carismatica figura di Enrico Berlinguer che non ai dinosauri di una organizzazione (quella del PCI) che sarebbe illusorio e velleitario pensare nel  XXI secolo.

Il movimentismo dei pacifisti, quello dei “no global non facinorosi”, la voglia di fare e contare e di un mondo giusto e più equilibrato, sono la forza di questi giovani cui dovremmo fornire ideali e metodo per strutturarsi in qualcosa di più omogeneo e –preferibilmente- all’interno del Partito.

Queste le poche premesse di base, metodologiche e dichiarative.
La relazione del Segretario della federazione tratterà poi i dettagli.

 

 

 

vincenzo a romano

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