Andrea Raggio
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Presidenzialismo non è Autonomia

di Andrea Raggio

Il disegno di legge statutaria licenziato dalla commissione Autonomia del Consiglio regionale conferma il presidenzialismo e lo blinda. Rende praticamente impossibile la partecipazione referendaria e l’iniziativa legislativa popolare. Il numero dei sottoscrittori della richiesta di referendum abrogativo viene portato da 10.000 a 50.000, di quello propositivo da 10.000 a 30.000; per l’iniziativa legislativa, il numero sale da 5.000 a 10.000. Le procedure previste, inoltre, sono tali da scoraggiare ulteriormente il ricorso a questi istituti. Sono state, infine, cassate le norme del testo della Giunta tendenti ad orientare le funzioni del Consiglio delle autonomie locali in direzione del potere di codecisione e a collegare quelle dei comuni e delle province all’articolo 118 della Costituzione sulla sussidiarietà.  
Vero è che il testo della commissione smorza l’enfasi costituzionalistica della Giunta e si limita ai contenuti prescritti nell’articolo 15 dello Statuto. E’ altresì vero che tenta di riequilibrare il rapporto tra Giunta e Consiglio. In realtà non ci potrà essere riequilibrio finché il Consiglio sarà sotto ricatto. Perché allora la scelta di un ordinamento che pochi mesi or sono anche gli elettori sardi hanno rifiutato come sistema di governo nazionale? La verità è che i partiti scaricano ancora una volta sull’Istituzione la loro debolezza politico-programmatica. 
Da troppo tempo lo sviluppo della Sardegna è bloccato. Raggiunto l’obiettivo della rottura del sottosviluppo generalizzato, è mancata la capacità di tracciare la via dell’ulteriore progresso. I partiti hanno scaricato i loro guai sulle Istituzioni, promettendo grandissime riforme rimaste appese per aria, alimentando i falsi miti del decisionismo e della stabilità e riducendo la democrazia ad un optional, aprendo la porta al presidenzialismo.
I risultati sono davanti ai nostri occhi. L’attività delle Regione procede senza una bussola e senza un progetto, tra Giunta e maggioranza è lotta continua, la stabilità è una caserma dalla quale gli assessori appena possono scappano, l’Autonomia è ridotta a mera rivendicazione di competenze, il rapporto della Giunta con i comuni e province è ispirato ad un modello gerarchico e conflittuale.
Nella Costituzione, invece, l’autonomismo è inteso come principio organizzativo generale in base al quale le istituzioni svolgono funzioni diverse ed operano in ambiti territoriali diversi, ma hanno tutte pari dignità e il rapporto tra loro è relazionale, come mezzo per rafforzare la cittadinanza. Il disegno di legge delega sull’attuazione dell’articolo 118 della Costituzione, presentato recentemente dal Governo, mira a sviluppare quest’indirizzo, che è anche il fondamento della democrazia sopranazionale europea. L’autonomismo è, in sintesi, ordinamento di partecipazione e di autogoverno. La specialità deve essere invocata non contro questa prospettiva, ma per creare le condizioni di una “speciale” partecipazione della Regione alle scelte nazionali ed europee. 
La Regione presidenziale, in conclusione, non è Autonomia e non è Europa. La scelta che il Consiglio regionale si appresta a compiere rischia di ridurre la conquista storica del popolo sardo ad un mostriciattolo autoritario. La sospensione dell’esame del disegno di legge statutaria, al fine di consentire una riflessione nei partiti e il coinvolgimento dei cittadini, sarebbe a mio parere una misura saggia.
                                                            

 
 
 
 
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