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Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna
| Legge Statutaria. L'intervento dell'Onorevole Tore Serra (PdCI) |
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Chiarezza prima di tutto.
Intanto tre punti fermi:
- sono “parlamentarista”;
- credo che il “presidenzialismo” pur avendo contribuito a migliorare, non a risolvere, alcuni problemi di governabilità, non sia il migliore dei sistemi democratici , ed è stato bocciato dal referendum sulla devolution;
- non soffro di nostalgie proporzionali come oggi le definiscono Fantola, Cabras ed altri, sono semplicemente e chiaramente proporzionalista
Cercherò di spiegare le ragioni di queste mie convinzioni e, in particolare e ponendo delle domande tenterò di capire se qualcosa di queste ragioni ha oggi spazio e attinenza, all’interno dell’attuale dibattito politico e chi è portatore di queste posizioni può restare all’interno, può contribuire a rafforzarla, può essere a pieno titolo componente attiva della maggioranza di centro-sinistra che governa la Regione Sarda.
Condivido sicuramente il fatto che questa legislatura si stia dimostrando, come avevamo auspicato e previsto una legislatura di grandi e importanti riforme per la nostra Sardegna: Piano paesaggistico, Enti Agricoli, Formazione Professionale (qui occorre completare al più presto l’opera intrapresa nella direzione fin qui espressa ), Sanità solo per citare le più importanti, rappresentano già dei traguardi che qualcuno giudicava (e forze sperava) che fossero irraggiungibili.
Ora arrivano quelle di sistema: nuovo statuto autonomistico, Legge Elettorale e , oggi, legge statutaria. La prima commissione consiliare ha lavorato molto e io credo bene nel complesso, sul disegno di legge della Giunta. Sono state apportate diverse modifiche e altre ritengo ne apporterà questo Consiglio. E’ giusto che sia così, questa è la regola, così si deve procedere. Non è banale né superfluo ripetere che tutte le istanze ed i livelli del sistema parlamentare debbano concorrere ad apportare significativi contributi alla formazione delle leggi di riforma e alle leggi in generale. E’ questa l’essenza del parlamentarismo che ha i suoi costi e i suoi tempi (a volte anche molto lunghi), le sue peculiarità, le sue regole insostituibili in un sistema democratico.
Condivido, oltre la necessità di approvare in tempi ragionevolmente brevi queste riforme, anche alcuni principi che la Giunta ha indicato quali ispiratori delle leggi di cui trattiamo. A tal proposito avrei mantenuto alcune parti del preambolo, che invece la commissione ha soppresso. Non vedo perché non si debba dire, o anche ripetere (reperita juvant dicevano i latini) che la Regione favorisce una società fondata sulla conoscenza, sostiene la piena occupazione, la solidarietà e la coesione sociale, la protezione dell’ambiente quale patrimonio universale e indispensabile da tutelare e tramandare.
Approvare quindi, dicevo, in tempi ragionevolmente brevi la legge statutaria con le necessarie modifiche e miglioramenti che il Consiglio vorrà apportare. E su questo punto le prime considerazioni e le prime domande di cui ho detto all’inizio.
Si è deciso di portare in aula la legge statutaria prima della Finanziaria 2007. Io credo che questo sia stato un errore. Un errore i cui effetti possono essere attenuati, un errore correggibile, anche superabile in breve ma pur sempre un errore. Sono peraltro assolutamente convinto che l’occupazione dell’aula da parte dei consiglieri del centro-destra non abbia dato alcun contributo in questo senso.
- Non è accettabile che azioni di questo tipo diventino sistematiche (una volta i nastri colorati, una volta i sacchetti della spazzatura, quindi l’occupazione) così si squalifica l’istituzione autonomista: che non si ripeta!
- Abbiamo perso una settimana.
- I sardi non capiscono e giustamente non approvano.
Credo di avere piena coscienza del fatto che le riforme, l’ho gia detto, siano indispensabili per creare le condizioni di una effettiva trasformazione della Sardegna così come d’altra parte è indicato con chiarezza nel programma di Sardegna Insieme che ci ha fatto vincere le elezioni.
Una Regione veramente riformata è strumento senza il quale non potremmo mai realizzare il programma che ci siamo dati. Mi piace molto -a questo proposito- l’esempio della quercia (o della sequoia). Se vogliamo tagliare un albero e abbiamo tre ore di tempo è corretto che utilizziamo le prime due ore per affilare l’utensile. D’accordo. Ciò che conta però è che le ore non passino tutte e tre e quindi, calata la sera, ci troviamo con l’accetta affilatissima ma a causa del buio non siamo più in grado di usarla. Insomma il nostro segno, quello per cui i sardi ci hanno votato non è affilare accette ma tagliare alberi. Fuori dalla metafora il nostro scopo è creare, e presto, migliori condizioni di vita per i sardi, a cominciare, ripetiamolo ancora una volta, da quelli che oggi si trovano nei gradini più bassi.
Le priorità improcrastinabili per noi sono il lavoro e le nuove povertà. Ecco perché abbiamo sostenuto e sosteniamo che è urgente approvare la legge finanziaria del 2007 che, dopo due anni utilizzati , giustamente, anche per il risanamento del bilancio, dedichi consistenti risorse allo sviluppo. E’ indispensabile non aumentare ulteriormente i tempi dell’esercizio provvisorio e dare subito le attese risposte agli Enti Locali alle Imprese, ai cittadini , ai sardi. L’errore e il pericolo non stanno quindi nel fatto che la Statutaria si discuta e si approvi “prima “ ma nel rischio che la finanziaria si trascini troppo in avanti con le due nefaste conseguenze che ciò comporterebbe:
- la prima rappresentata dalle urgenze di cui ho già detto
- la seconda potrebbe costringermi ad una approvazione affrettata, senza le necessarie riflessioni e gli indispensabili approfondimenti e col serio e reale pericolo di non destinare sufficienti risorse alle priorità di cui tanto parliamo, ma che per il momento sono ancora tali. Quello che io ho definito un errore può essere corretto o almeno suoi effetti attenuati: occorre approvare presto e bene la legge statutaria.
E’ qui che si misura a reale volontà delle forze politiche in campo: dei gruppi consiliari, dei partiti, della Giunta.
E’ accertato, quindi, che gli obiettivi su cui convergere sono:
1° approvare la legge statutaria;
2° parlare in aula nel più breve tempo possibile della legge finanziaria.
Ho condiviso e votato l’o.d.g. così come ha fatto la stragrande maggioranza del Consiglio Ed è quindi fin troppo chiaro che dopo quella unanime presa di posizione suonerebbe oggi palesemente contraddittoria qualsiasi azione tendente a rallentare l’azione del Consiglio. Se davvero si vuole accelerare il percorso della finanziaria non si creino strumentali rallentamenti alla Statutaria in discussione.
Su questi principali punti occorre che ciascuno dia il proprio contributo: senza demagogia, senza secondi fini, senza pretesti, senza interessi o scopi nascosti, avendo presenti solo l’interesse dei sarde.
E allora sul primo punto nessun pregiudizio: non si dia per scontato ciò che scontato non è assolutamente. Se siamo qui a discutere vuol dire che ci è data la possibilità di scegliere un sistema che non è stabilito a priori a livelli sovra-regionali. Sono in campo proposte sostanzialmente diverse da quelle della Commissione. Le abbiamo sentite durante gli interventi e lette negli emendamenti già presentati, si discutano e si votino. E non ci si meravigli e non ci si scandalizzi se su un tema come questo emergono ed emergeranno posizioni trasversali rispetto agli attuali schieramenti. Abbiamo detto tutti, e più volte, che questa è materia che trascende tali schieramenti . Siamo conseguenti, prendiamone atto con serenità. Per quanto mi riguarda sosterrò le modifiche che risponderanno ai principi che ho elencato all’inizio dell’intervento.
Si cerchi l’unità si punti a una legge di riconciliazione ma non si abbia paura di dividersi.
Senza entrare nel dettaglio in questa fase di discussione generale voglio citare solo un aspetto ritengo tra i più significativi ancorché tra i più complessi e difficili: il rapporto tra Presidente e Consiglio. Si riesce ad apportare delle correzioni all’attuale testo, anche senza capovolgere una impostazione che seppure da me e dalla mia parte politica non condivisa, ha il consenso della maggioranza delle forze politiche, che comunque attenuino la prevalenza di un organo sull’altro?
Io Credo di si. Credo anzi che apportando tali correzioni si contribuisca a fare in modo che il suddetto rapporto diventi sempre meno conflittuale, sempre più di collaborazione e in ultima analisi sempre più positivo. Insomma, come l’ho già provato a dire, tentiamo di percorrere questa strada senza pregiudizi.
Credo peraltro che una tale posizione sia più lineare e coerente di altre che in questi giorni si affacciano sulla scena politica. Senza troppi fronzoli o giri di parole mi riferisco al Comitato Sardo per il referendum: questo si lo ritengo a dir poco inquietante. Non solo perché vi aderiscono esponenti di rilievo nazionale di forze politiche che difficilmente possono essere accomunate da interessi politici e sociali convergenti. Ma perché sostenendo la necessità di arrivare in Italia a un sistema che loro definiscono bipartitico puntando ad eliminare ogni forma di pluralismo.
Dagli obiettivi che quei “referendari” si prefiggono al partito unico tristemente conosciuto il passo e le differenze sono molto brevi e lievi. Approvare qui da noi una legge statutaria che contenga chiari segni in direzione opposta a quanto ho appena citato credo che rappresenti un valido deterrente a pericolo scivolamenti antidemocratici.
Chiudo quindi con una posizione che qui sarà sempre molto rigida. Non si tratta solo di difendere l‘esistenza del mio partito: occorre invece essere molto determinati nel proteggere e difendere il pluralismo delle istituzioni democratiche.
In democrazia la strada si sbarra alla violenza e al fascismo , non alle idee libere e plurali.
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