Venerdì, 4 Maggio, 2007 8:52 PM
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“Non siamo anacronistici ma siamo e rimaniamo comunisti” di Giovanni Urracci * BIRR, Svizzera - Come avete visto tutti il Primo Maggio hanno parlato dei morti sul lavoro, vera cifra caratteristica del modello di sviluppo che il nostro sistema economico pretende essere il migliore possibile. E fra le parole di dirigenti di primissimo livello della nostra Repubblica, dal Presidente Napolitano al Presidente Prodi, dal Presidente della Camera ai ministri ed ai capi dei Sindacati dei lavoratori, ha rifatto capolino la parola "rappresentanza". Il Primo Maggio è davvero luminoso, se riesce a rischiarare anche i discorsi di coloro che, fino ad oggi, hanno speso grandissima parte del loro impegno a convincerci che i lavoratori non esistono più, che quando esistono devono essere flessibili, che quando sono flessibili non hanno bisogno di rappresentanza né di tutele, ma soltanto di privatizzazione dei loro servizi e della loro pensione. Forse i fatti hanno la testa dura, e la storia si incarica sempre di mettere a nudo il re. Bene, si potrebbe dire. E invece, male, molto male!... Perché, passato il rituale, fatto il concerto e tornati a casa i giovani, si torna in fabbrica, ai cui cancelli "si ferma la democrazia" (come diceva Di Vittorio).
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