Il pelide * (di) Achille

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Cantami o Dea del pelide Achille la collera
rovinosa che agli achivi portò innumerevoli sofferenze

L’Iliade di Omero è un canto alla vendetta. Di quelle che solo gli eroi greci, i principi re e guerrieri (oì aristòi) erano capaci. Violenta, tracotante, sanguinaria e sanguinolenta, se proprio il “Pelide Achille”  trascinò, per sfregio e vendetta,  attorno alle mura di Ilio, lo straziato corpo di Ettore che gli aveva ucciso il compagno del cuore: Patroclo.
La storia conosce una sola volta le grandi azioni dell’uomo e le classifica come tragedie. Ogni successivo sciommiottamento, al contrario, non può essere che  farsa.
Pensiamo che questo confondimento sia successo ancora una volta per quegli autori che, privi della caratteristica della hybris degli eroi omerici,  hanno tuttavia voluto dettare la missiva e  guidare, alla guisa dei Proci,  la mano  di Iro contro Ulisse che, sebbene naufrago e straccione  era tuttavia un Re.
Quello che molti non comprendono è la metafora che ci forniscono l’Iliade e l’Odissea.
Segnano, i due poemi, un passaggio cruciale del mondo greco: il passaggio dalla società dei re-militari (che avevano fondato le proprie casate, con l’imperio delle loro spade di bronzo), alla società della polis dove sarebbe stato  il cittadino ad essere il protagonista della vita pubblica.
Il passaggio da una società, monocratica, tirannica, alla società della legge.

Il figlio di Peleo, il pelide Achille, è l’ultimo eroe della società militare pre-democratica dove ancora contano i vincoli, di sangue, di alleanza, di corpo, di razzia.

Ma erano alleanze, quelle sì, che si sfaldavano e si ricomponevano a seconda degli umori dei capi dei villaggi (villaggi erano in fin dei conti i reami di quei protoeroi ) delle guerre che conveniva combattere, delle spoglie che dovevano spartirsi.

Ma incalzava una nuova era che avrebbe distrutto gli eroi ed i loro dei antropomorfi per dire, con Aristotele, che solo le azioni volontarie erano moralmente imputabili, quelle del mondo eroico, dettate dalla violenza (bia) , no.

Sono gli albori della democrazia,  quando l’uomo omerico riceve da Zeus il dono più grande che possa essere dato:  “il rispetto” (aidos) e “la giustizia” (dike)  per fondare una società umana e stabile come la “polis” in cui si sarebbe sviluppata la moderna  democrazia.

* il pelide di Achille è, come avrete capito, uno svarione dell'autore di una lettera fra il lugubre, il minaccisoso ed il delirante scritta, al segretario della federazione di Cagliari, con più mani, molti piedi (forse appunto i pelidi!) e nessun cervello (ed in fatti il patronimico pelìde= figlio di Peleo si trasforma in sostantivo: il pelide = tallone?) e per la cui pubblicazione integrale siamo in attesa del permesso del destinatario.

** “sa leppa” è uno pseudo-intellettuale di sinistra che, di tanto in tanto, esprimerà opinioni  attorno ai  principi generalissimi degli eventi e fatti trattati dal Sito. Risponderà personalmente, secondo la policy del Sito, dei propri interventi.
                                                       


 
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