Una serata a Senorbì per discutere con pastori e contadini
Fra pastori e contadini
Incontro-dibattito della Federazione di Cagliari e la locale sezione del Pdci “Giovanni Lai”
Senorbì.24 febbaio 2007 “Granaio di Roma” era l’appellativo di Senorbì adagiata, a quaranta chilometri da Cagliari, sulle colline della Trexenta; centro agropastorale che soffre della profonda crisi che ha investito un settore –grandemente indebitato con le banche come accade per tutta la Sardegna- privo di futuro moderno, con il latte pagato a prezzi miserevoli e con una speculazione che si abbatte inesorabile anche nel comparto agricolo.
In mezzo a pastori e contadini, dai visi bruciati, colore del bronzo dei bronzetti nuragici di cui la zona era ricca (naturalmente le varie predazioni hanno nei secoli colpito anche le antiche vestigia) il PdCI, con la sua componente provinciale, ha organizzato un incontro con gli operatori del settore per avviare una discussione e sentire i pareri di un'attività in forte crisi. Da un’economia agricolo pastorale, che pure ha mantenuto nei secoli, durante i quali la popolazione ha superato le quattromila anime, vuoi per lo spopolamento delle campagne, vuoi per l’inurbamento di molti pastori che hanno abbandonato quel faticoso mestiere, la cittadina ha sviluppato una parallela vita di servizi, ma ha subito l’aggressione delle nuove forme di trasformazione economica.
Per discutere dell’attuale abbiamo portato i nostri rappresentanti istituzionali: provinciali e regionali ed esperti del settore per valutare, insieme con la popolazione le prospettive del settore specifico.
I lavori, scanditi dal moderatore, Vincenzo Romano della segreteria federale, sono iniziati con un saluto prolusione di Remigio Cordeddu, segretario della locale sezione dei Comunisti Italiani che ha anche brevemente illustrato la situazione di cui si andava a dibattere.
I temi hanno interessato alcuni dei punti già accennati in premessa dal moderatore: l’infeudamento medievale del borgo (villa, bidda) dopo le dominazioni romana e bizantina, la fatale legge delle chiudende* (che sarà poi evocata da Gigi Caboi in un’appassionata difesa del pastore capraio) , il fallimento delle banche romane e la crisi con il mercato francese prima avido del pecorino sardo, e poi il turbinoso periodo dei piani di Rinascita e delle sovvenzioni a pioggia, i governi insensibili ad ogni progetto di modernizzazione, l’abbandono di terre e pascoli e l’attuale totale insufficienza di fronte al mercato globale.
A questi temi farà riferimento il successivo intervento di Efisio Sanna, consigliere provinciale del Pdci, che si rivolgerà ad un nuovo orizzonte di produzione. La produzione caratterizzata dal marchio di origine, una via di uscita vincente per prodotti di nicchia remunerativi, finalmente, e già molto richiesti. Del divario fra prezzi al produttore e prezzi al dettaglio e di tutta la problematica della produzione agricola ha parlato il presidente regionale della CIA,Giorgio Piras che ha affrontato molti temi inerenti al mercato, alla produzione ed alla qualità. In questo discorso una parte importante anche se non preminente, assume l’iniziativa già illustrata a Capoterra di un diverso sistema di vendita diretto: produttore consumatore per abbattere l’enorme speculazione che ruota attorno al mercato dell’ortofrutta. Anche gli agricoltori si dicono convinti della necessità –in un mondo di produzioni a basso prezzo e bassa qualità- di puntare ad un prodotto di nicchia , nel senso di originalità, genuinità, bontà ed origini tutte certificate.
A Salvo Maffei, già dirigente regionale e impegnato nel Consorzio Industriale Villacidro, il compito di illustrare legislazione e metodologie di accesso al credito alle aziende agricole. Il delicato settore, i passi procedurali, la legislazione corrente sono stati ampiamente affrontati ed illustrati ad un interessato uditorio.
Gesuino Muledda, già assessore regionale all’agricoltura alla fine degli anni ’80 si è invece occupato dei nuovi orizzonti del settore con un discorso ampio che ha percorso il mondo della globalizzazione, la situazione europea, il sistema delle agevolazioni e le sue prospettive future chiudendo il cerchio con una sorta di parola d’ordine che è aleggiata durante tutto l’incontro : andare verso una produzione di qualità ed eccellenza così da dare un marchio a tutela del prodotto italiano, ed in questo caso e soprattutto sardo, che lo tuteli dalle odierne contraffazioni e gli crei una nuova e remunerativa prospettiva in un mercato italiano e, soprattutto estero.
Maria Carla Floris, Assessore al lavoro nonché alle politiche dell’immigrazione per la provincia di Cagliari per i Comunisti italiani, si è dedicata a questi due argomenti sviscerandoli con passione e competenza (vedi in calce il link alla brochure a colori ed al discorso integrale).
Un intervento appassionato è stato quello del capraio e macellaio Gigi Caboi che, col suo inno alla capra (ci si passi questa ironica definizione) ha percorso il vecchio e l’antico rapportandolo al miserevole stato attuale. Un mondo perduto che aveva però i suoi vantaggi in soddisfazioni e profitti svaniti nella nuova organizzazione del lavoro e del suo contorno.
Le conclusioni al consigliere regionale del Pdci, Tore Serra, della commissione agricoltura, che ha fatto un interessante excursus sulle politiche in atto da parte della amministrazione regionale, impegni e prospettive non senza essersi intrattenuto sui fatti attuali, la caduta del governo, la furia iconoclasta contro i partiti minori, che pure svolgono –il nostro soprattutto- l’ultimo lavoro, l’ultima battaglia per la difesa delle classi lavoratrici ed umili.
http://pdcicagliari.altervista.org/PROVINCIA/INTERVENTO_M_CARLA_FLORIS_Senorbi.html
* L’editto delle chiudende
Il contenuto dell’ Editto era quello di “permettere al privato di chiudere con muro, siepe o fosso i terreni di loro proprietà,facendola diventare perfetta, ad eccezione di quelli gravati da servitù di pascolo, di passaggio , di fontana , di abbeveraggio”. Le chiusure dei terreni riservati a pascolo doveva essere autorizzata dal prefetto (rappresentante del governo di derivazione napoleonica),dietro parere favorevole del consiglio comunitativo interessato.
Naturalmente gli abusi e le usurpazioni, facilitati dalla incertezza del titolo di proprietà, dal fatto che era sufficiente avere la possibilità di realizzare la chiusura per divenirne proprietario, crearono delle enormi disparità tanto che in Sardegna il vero “proletario” fu il pastore : custode mungitore rispetto all’ agrario con vertenze e scontri gravissimi sin dal 1830.
Se a queste condizioni vessatorie verso i pastori si aggiunge l’ impotenza od il pregiudizio dello Stato contro il pastore, si comprende lo scatenamento delle vendette derivate dal farsi giustizia da sé degli esclusi. (V.A.R.)
“Tancas serrada a muru
fattas a s’afferra afferra
si su chelu fit in terra
bo serraizzis cussu puru”
(Tanche -appezzamenti- chiusi col muro
arraffate con cupidigia
se il Cielo fosse sulla terra
avreste chiuso -coi muri- pure quello)
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