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Quando il “Guestbook” incontrò Pier Capponi
di Vincenzo A. Romano
Dove si capisce come talvolta da un maldestro tentativo di provocazione si possa assurgere ad uno dei miti della lotta del Bel Paese verso l’affrancamento dagli stranieri e che in fin dei conti, nonostante la distanza di secoli, internet possa incontrare “l’armi e i cavalieri”.
E’ accaduto or ora che rispetto ad un fatto grave ed importante della vita di un partito quale è un congresso provinciale, vi siano nanerottoli, la cui parte è magari stata sconfitta, che invece di tendere cavallerescamente la mano all’avversario che –comunque sia è uscito vincente- si industrino con mezzucci e bassezze a ridurre la cosa a scontro da trivio utilizzando la libertà che ci dona internet : lo scrivere sotto l’anonimato.
Che è cosa sì deplorevole, ma che al tempo del Papa re una mente fine come Pasquino usava per incitare i romani a ben altri ed alti fini.
Ora è accaduto che il nanerottolo (nome di fantasia che non attiene tanto alla statura fisica quanto a quella mentale) abbia fatto sul Guestbook del sito che ospita queste considerazioni, una battuta di un solo rigo che racchiudeva orizzonti di misfatti, impicci e imbrogli cui non si dava altra specificazione che “un cattivo esempio ai giovani”. Concetto già di per sé indefinito, ma foriero di guai seri se uno simile riempì di cicuta un uomo pio come Socrate e le beghine bacchettone usano per moraleggiare su tutto quanto non riescono a capire.
Niente di male, una mezza pasquinata di un trombato incavolato dirà qualcuno; e così si pensava.
Quando tomo tomo un secondo anonimo che questa volta si ammantava del nickname di webmaster (e questo è molto, molto scorretto) dava improbabili bacchettate sulle dita di Rosso (il nanerottolo per intenderci).
A stretto giro di posta, elettronica e non metaforica, Rosso ribatteva altre pesanti insulsaggini tanto che il Webmaster (questa volta quello vero) faceva piazza pulita –con un colpo di mouse invece che di cimosa- delle interconnesse corbellerie.
Aggiungeva poi il Webmaster (ancora una vota quello vero) che il gioco era finito e che il “millantante” facile da individuare, rischiava se non una condanna almeno la gogna. La chiosa era del genere “ Se volete menare il can per l’aia non ci saranno trombe che resisterebbero alle nostre campane.
Alludendo ad un fatto che la storia patria trasmette per vero come quel “Vil marrano…” pronunciato a Gavinana.
Fra tutti i Carlo che scorrazzarono per l’Italia ve ne fu uno l’ VIII (un Valois che però coi Vespri siciliani non aveva cose a spartire essendo figlio di Luigi XI e Carlotta di Savoia) che si era messo in capo di ereditare il regno di Napoli dagli asfittici Angiò e per far questo, inquartati i lombi di colei che gli avrebbe portato in dono la Bretagna, se ne scese in Italia per la via di Napoli. Le truppe che giravano nel 1494 non erano diverse da molte che bazzicano in Iraq ed Afghanistan ai nostri giorni , erano appunto mercenarie e vivevano di razzie poste in essere quando al capo non bastava la moneta per pagarli. Ed a Carlo la moneta non cresceva nelle scarselle così che chiedeva tributi ovunque passasse.
Petendo, petendo se ne giunse a Firenze dove invece che focacce per i giannizzeri trovò pane per li denti sua.
Era, nel 1494, fra i maggiorenti e gonfalonieri di Fiorenz un certo Pier Capponi, rampollo di gente tosta che non si faceva saltare la mosca al naso. Il primo di questi Capponi, infatti, aveva fatto massacri alla battaglia di Montaperti ai tempi di Dante Alighieri, un altro aveva guidato la rivolta de’ Ciompi contro i Medici ed ora Piero , detto Pier pe’ far più de prescia, si trovava alle prese col il Carlo VIII.
E Carlo, sbruffone come tutti quelli che agiscono, ma non pensano, gli mandò l’ambasciata: “O mi date il passaggio e la roba o faccio suonare le mie trombe.”
“Ed io faccio suonare le campane rispose Piero che da buon fiorentino staffilava con poche parole”.
Carlo VIII, che fesso fesso no era, si fece i conti dei lanzichenecchi affamati che aveva, delle migliaia di fiorentini pasciuti che gli stavano di fronte e si trovò un’altra strada.
Questa la risposta ad un paio di domande che sono arrivate via e-mail a chiedere : “Ma che c’azzecca il Guestbook con trombe e campane?”
Ecco cosa ch’azzecca. E’ difendibile da Firenze e Pier Capponi.
Fuor di metafora invece la musica è diversa.
Fatti cento tentativi per far diventare un sito politico in clava di parte e falliti i tentativi, sono molte le volpi che non potendo cogliere l’uva la disprezzano: “nondum matura est” (non è ancora matura) dicono e si attaccano al Guestbook con gli (s)trombazzi.
Ma qui ci sono appunto campane, tante campane da condurre al pascolo più di una mandria di vacche, chè tori, infatti, non ne vediamo molti.
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