Intervista al Corsera

Rispettiamo gli impegni con Romano

Diliberto sulla situazione politica

 
di Sergio Rizzo

«Guai a noi». Con queste tre parole Oliviero Diliberto spiega perché ha sottoscritto i dodici impegni chiesti da Romano Prodi. E perché, rivendicando il leader dei Comunisti italiani di essere «una persona seria», li rispetterà.

Guai a voi?

«Il rischio di fare un regalo alla destra è troppo elevato perché io lo voglia correre. Dopo di che vedremo come i singoli provvedimenti verranno varati».
Anche lei mette già le mani avanti? Allora ha ragione chi sospetta che quei punti siano un pannicello caldo.
«Non credo proprio. Il trauma della crisi dopo soli nove mesi è stato utile, perché ha indotto ciascuno di noi a ragionare sulla conseguenza di un'eventuale caduta di Prodi. Posso dirle che con gli attuali rapporti di forza un governo come questo me lo tengo stretto non una, ma 40 volte».

A costo di ingoiare qualcosa che non  le piace?

«Abbiamo già ingoiato una finanziaria pesantissima. In una coalizione si fanno sacrifici pur di tenerla in piedi. Se l'alternativa è il governo di larghe intese, o il ritorno prevedibile di Berlusconi, con le elezioni anticipate, beh... Ma poi quei dodici punti indicano categorie generali ».

La riforma delle pensioni le pare una categoria generale?

«Si dice che occorre riordinare la previdenza, con priorità rispetto ai giovani e alle pensioni più basse».
Ma non si parla di abolire lo scalone. E se le rimettono sotto il naso l'adeguamento dei coefficienti?
«Vedremo se accadrà».
Accadrà. Tommaso Padoa-Schioppa ha sempre detto che vuole la stabilità finanziaria del sistema previdenziale.
«Ma siccome l'ultima parola non ce l'ha lui ma Prodi, confido nella saggezza del premier. Sono convinto che i provvedimenti più delicati verranno analizzati preventivamente. Detto questo mi fido della mediazione di Prodi».

Senza riserve? Anche sulla Tav?

«Prodi ha dimostrato anche in questo caso grande capacità di mediazione. E poi sulla Tav il mio non è mai stato un no a prescindere ».

Cosa si aspetta?

«Un osservatorio tecnico costituito dal ministero delle Infrastrutture con i rappresentanti delle comunità locali sta lavorando per trovare una soluzione».

Quello che si decide lì le sta bene?

«Sì».
Sulle liberalizzazioni, che alla sinistra non sono mai piaciute, invece non c'è nessun osservatorio. Che si fa?
«Abbiamo sempre votato a favore. Dipende da che cosa si liberalizza: certamente non l'acqua. Ma se si liberalizza il sistema assicurativo, può contarci che voteremo a favore».

E i costi della politica, li tagliamo?

«Certamente. Aprire una grande stagione contro ingiustizie e privilegi, come gli stipendi scandalosi dei manager pubblici, sarebbe un bel segnale. E per quanto riguarda i privilegi dei parlamentari segnalo che noi abbiamo le coppie di fatto: ebbene, io vorrei trasformare questo privilegio di pochi in un diritto di tutti»
Però i Dico non sono nel dodecalogo.
«Mancano tante cose».

Come la riforma della tivù, che ha fatto arrabbiare Berlusconi. Non è strano?

«Non direi. Coppie di fatto ed emittenza sono disegni di legge già approvati dal Consiglio dei ministri. Priorità acquisite con un impegno parlamentare».
Non le fa effetto dover ringraziare Marco Follini? A differenza dei riformisti la sinistra radicale non sembra entusiasta del nuovo acquisto.
«Non sono un ipocrita e dico che sono stracontento di aver guadagnato un senatore. Visto che Follini ha voluto fare polemica nei miei confronti, gli rispondo: benvenuto, Marco».

Pure a Casini direbbe «benvenuto Pier Ferdinando»?

«No. Un conto è un singolo da anni insofferente verso Berlusconi, altro conto è un partito conservatore che snaturerebbe la coalizione. Ma il problema non si pone. Casini non arriverà mai».
Invece il cattolico Follini soccorre Prodi in crisi per colpa della sinistra radicale.
«Il paradosso è un altro. È stata attribuita la responsabilità della crisi alla sinistra radicale, mentre invece l'ha provocata il versante moderato».

Ancora la storia del complotto fra Chiesa, Usa e industriali?

«Non lo dico io, l'ha scritto Italia Oggi. Non un complotto, ma una profonda avversione a questo governo. Condivido in pieno il giudizio del quotidiano».
Complotto o no, sarebbe stato ordito da senatori a vita. Che c'entrano con la tenuta della coalizione?
«Il primo governo Berlusconi nacque nel 1994 grazie ai senatori a vita. O non valgono mai o valgono sempre».

Non teme il mal di pancia della base dopo la resa incondizionata a Prodi?

«La nostra gente è intelligente e responsabile. Regali a Berlusconi non ne vuole fare».

Fonte: Corriere della Sera , 26 febbraio 2007

 
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