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Precarizzazione, lavoro nero e mancanza di un piano industriale i mali della Sardegna.
Il caso dei lavoratori del call center di Macchiareddu in lotta per
ottenere il riconoscimento di diritti già mutilati, vale a dire gli arretrati promessi di una paga insufficiente, è solo la punta dell’iceberg della deindustrializzazione dell’Isola e della mancanza di un piano di riconversione industriale ad oltre due anni dall’insediamento del governo di centrosinistra.
Nonostante le promesse i lavoratori della Laer non hanno ancora avuto le loro spettanze in spregio alle assicurazioni della azienda che vende il servizio Tele2. Cento lavoratori precari hanno perso il posto e le iniquità della legge 30 sulla quale non sono intervenuti né il governo regionale né quello nazionale continuano a distruggere speranze e futuro dei giovani sardi.
I Comunisti italiani già durante le primarie per Prodi avevano raccolto, in pochi seggi elettorali ed in una sola giornata, oltre 4500 firme contro quella legge e la sua abolizione era stata richiesta anche nella formulazione del programma di Governo.
A tutt’oggi abbiamo la magra consolazione di potere soltanto esprime tutta la nostra solidarietà ai cento di Macchiareddu che continuano l’occupazione e le manifestazioni, supportate anche da azioni legali, per ottenere un diritto che –al contrario- le società dei Call center continuano a calpestare con ormai impunita protervia.
La disoccupazione dell’Isola , che ancora non è riuscita a darsi un piano industriale od una politica del lavoro e della occupazione, incoraggia queste violazioni.
La Sardegna è diventata, come altre zone del Sud, la terra di conquista e razzia di questi fornitori di servizi.
Laer di Macchaireddu: solo l’ultima delle razzie.
Fra il disinteresse della politica molte aziende che fruiscono di finanziamenti pubblici sfruttano, realizzando ingiusti profitti a spese della collettività e della fiscalità nazionale, la mancanza di progetti di occupazione, la disoccupazione giovanile e lo stato di bisogno senza che le maggiori forze della coalizione siano capaci di ideare e realizzare un sistema alternativo di occupazione stabile.
Per questo la Federazione del PdCI di Cagliari è vicina, insieme a tutta la struttura regionale, ai lavoratori della Laer, e continuerà a profondere il suo impegno per riportare alla ribalta della politica, e tenervelo fermo, il problema del precariato e la ricerca delle soluzioni che combattano questo umiliante fenomeno ed il collaterale sfruttamento del lavoro nero.
Si augurano ed auspicano che anche i maggiori partiti della coalizione si rendano conto dell’insostenibilità della situazione e della ineluttabilità di adoperarsi veramente e sino in fondo per la risoluzione di questo stato di cose che può essere e deve essere ribaltato assieme ai sindacati ed alla CGIL, che già è impegnata, per rompere la tradizionale equazione Sardegna uguale terra di rapina e sfruttamento.
Solo così e non con leggi utopistiche si affermerà l’autonomia dell’Isola e la sovranità dei sardi nel territoro.
La federazione del PdCI di Cagliari
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