Adesione all’appello
per la manifestazione a Roma il 20 ottobre 2007

Nicola Nicolosi (Coordinatore nazionale Lavoro Società Cgil), 03/08/2007

 

         L’appello di molti intellettuali apparso su Liberazione e il Manifesto (3 Agosto) raccoglie il malessere di molti elettori di sinistra, così come il malessere di molti lavoratori e lavoratrici che non hanno ancora trovato una risposta (adeguata) ai problemi di salario e stato sociale che il “programma” del governo di centrosinistra faceva supporre. Serve veramente una manifestazione “Popolare”, capace di rimettere al centro le ragioni della vittoria del centrosinistra sulla destra. L’appello pubblicato da il Manifesto e Liberazione, che propone una grande Manifestazione a Roma per il 20 ottobre, è la più bella iniziativa che il Paese e il mondo del lavoro possono aspettarsi. Il Protocollo del 23 Luglio 2007 non solo non modifica la legge trenta, tanto da far dire alla cgil che ci sarà solo una adesione formale, ma non affronta i tanti e gravi problemi del Paese legati alla competitività, al lavoro precario e la necessità di dare ai giovani di oggi una pensione adeguata domani. Il Protocollo del 23 Luglio dovrà essere illustrato per quello che è ai lavoratori. Sono proprio i nostri iscritti alla confederazione cgil e tutti gli altri lavoratori a dare il mandato a sottoscrivere il Protocollo. Diversamente si farebbe solo una azione ademocratica che non servirebbe al sindacato e al Paese. Si tratta di dare un a risposta vera alla precarietà del lavoro che interessa ormai quasi 4 milioni di persone sul complesso degli occupati, mentre il 50% delle nuove assunzioni sono a tempo, cioè l’impossibilità di offrire un orizzonte ai giovani.
La precarietà è l’altra faccia della medaglia della distribuzione del reddito. La distribuzione del reddito da lavoro dipendente è passato dal 43,7% del Pil del 1993 al 40,7% del 2004, nonostante il numero dei lavoratori dipendenti nel periodo considerato è cresciuto di 1,3 milioni lavoratori (leggi precarietà). Sostanzialmente la crescita dell’occupazione, invero impressionante nel numero ma qualitativamente condizionata dal target del tessuto produttivo, non è coinciso con un incremento del reddito complessivo del lavoro dipendente, mentre nella media dei Paesi europei il reddito da lavoro dipendente rimane costantemente intorno al 50% del Pil.
         Inoltre, il governo immagina l’intervento pubblico solo come soggetto redistributore di ricchezza, ancorché unilaterale a favore delle imprese, rinunciando a quella azione di riforma della struttura produttiva che è ormai ai margini dell’Europa. L’effetto è quello di un Pil che cresce meno dell’Europa: dal meno 0,3% del 1996 al meno 0,8% del 2006, unitamente alla produzione industriale che passa da meno 0,9 del 1996 a meno 2,1 del 2006. L’appello pubblicato da Liberazione e il Manifesto sottolinea 7 punti strategici che erano parte del programma. L’Area programmatica Lavoro Società Cgil farà tutto quanto è possibile per riportare al centro del dibattito del governo, ma anche della cgil quanto sottolineato nel documento congressuale della Cgil la necessità di “Riprogettare il Paese”, i temi del lavoro, dei diritti e dell’intervento pubblico.
Non a caso Lavoro Società ha presentato un documento al direttivo nazionale della Cgil che non condivideva il quadro complessivo del Protocollo.


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