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Il tallone di Achille
Nell’attimo stesso in cui Achille cinse il robusto braccio dell’intarsiato scudo che Efesto gli aveva forgiato per amore della nereide Teti seppe che l’ora della sua distruzione incombeva. Era una vecchia storia di amore e vendette cominciata anni prima quando Teti lo aveva immerso nello Stige, tenerissima madre che voleva donare al figlio di un mortale il dono dell’immortalità.
Non era stupido Achille e ricordava bene gli ammonimenti del vecchio Chirone, il centauro cui Teti lo aveva affidato per curarne l’educazione alla vita da re, una volta morto Peleo.
Gli aveva spiegato, Chirone, che quando Teti lo aveva immerso nel fiume per renderlo invulnerabile, il suo tallone era rimasto asciutto e da lì sarebbe venuta la morte.
Ma Achille era baldanzoso e non temeva sconfitte.
Non aveva forse trascinato Ettore, il più grande dei grandi di Troia, per nove volte, attaccato al suo carro, attorno alle mura invincibili di Ilio?
Quanti ne aveva uccisi e quanti ne aveva sconfitti dopo che l’eroe troiano gli aveva ucciso l’amatissimo Patroclo.
Ma il principe fulvo, nato fra le aspre montagne della Tessaglia non sentiva ragioni; la vittoria l’inebriava e lo rendeva cieco.
Eppure un’altra volta era stato ingannato, quando il furbo Ulisse lo aveva scovato a Sciro dove Teti lo aveva protetto nascondendolo fra una corte di fanciulle.
Quella volta Ulisse lo aveva perfidamente smascherato esponendogli, fra gli ori e i nastrini delle fanciulle, il suo scudo e la sua lancia ed il Pelide li aveva ghermiti come solo un guerriero avrebbe fatto.
Ora armandosi dello scudo dai cinque strati e dagli innumeri danzatori, Achille a questo pensava ed alla morte incombente.
Ma si sentiva sicuro, non aveva forse ucciso Pentesilea, regina delle Amazzoni, spaccandole in un sol colpo cuore ed usbergo?
Gli tornò alla mente il saggio Chirone ed ebbe un fremito di indecisione.
Poi lo travolse il ricordo della vittoria appena conquistata, si inebriò di essa e si lanciò nella lotta.
Poco lontano, dall’alto delle porte Scee, Paride incoccava l’arco della freccia fatale.
Correva Achille verso le mura di Troia accecato dalla vittoria e dalla vendetta e la freccia colpì il tallone.
Così morì il principe imprudente destinato a regnare in Tessaglia.
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