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«La mia seconda pelle è la poesia di Brecht»
Intervista a Milva
Raffaella Angelino
Dalla full immersion nazional-popolare sanremese, Milva è passata repentinamente al più impegnativo repertorio brechtiano, con un po’ di stress fisico - ammette - ma sicuramente non intellettuale: «Quella musica mi appartiene come una seconda pelle». Eppure anche adesso che ha metaforicamente riposto nel cassetto Faletti (autore del brano The show must go on e dell’intero nuovo album) per tirare fuori nuovamente l’amato Brecht, parla con una certa soddisfazione del brano presentato all’Ariston. D’altra parte, «quello della musica leggera è il mio primo mondo», ci dice durante una pausa dello spettacolo in scena al Quirino di Roma (fino al 18 marzo).
Niente pause. The show must go on...
E’ faticoso passare da Sanremo a Brecht. Peraltro, dopo il 1993 avevo detto: all’Ariston mai più nella vita. Ma ci tenevo tanto a portare una delle canzoni del mio nuovo cd: Giorgio Faletti ha voluto scrivere per me dei testi meravigliosi. E poi la copertina dell’album è piena di rosso.
Il rosso è il colore della sua vita. Lo sa che nell’atmosfera ovattata del Festival non è usuale sentire dichiarazioni di appartenenza politica come quelle che ha fatto lei?
La politica fa parte della mia vita, e alla mia età mi sono abituata a pensare non solo al mio lavoro ma anche al mondo in cui vivo. Dunque, la politica mi affascina molto, ma soprattutto mi affascinano le persone che la sanno fare bene, come Diliberto. Per questo ho detto che stimo il segretario del Pdci: è un vero politico, mentre vedo una marmaglia nella destra...
Lei non è mai stata tenera nei confronti della destra e, in particolare, del suo leader.
A proposito, quell’espressione che il segretario del Pdci ha utilizzato nei confronti di quella persona che non voglio neppure nominare, è stata un po’ dura ma l’ho condivisa, anche se da quando l’ho detto ricevo lettere offensive e “intimidatorie”. Comunque Diliberto aveva già steso al suolo l’ex premier a Matrix, prima delle elezioni. In quell’occasione gli mandai una mail dicendogli che ero affascinata da quello che era riuscito a fare.
La politica ti affascina da sempre?
No, quando avevo 20 anni ero presa solo da mio marito che per me era una finestra sul mondo. Ma da lui, che è stato sempre un uomo di sinistra, ho imparato anche ad occuparmi di politica.
Di sinistra, da sempre?
Io non posso riconoscermi in quei borghesi che non mi hanno mai insegnato né dato nulla. Anche per l’esperienza di vita che ho avuto, la parte verso cui mi sentivo portata sicuramente non era la destra. E sono fiera che la falce e martello dei lavoratori esista ancora oggi.
Che esperienza di vita hai avuto?
La scuola elementare a Goro, dove ho vissuto fino a 17 anni, arrivava fino alla terza, per arrivare alla quinta sono dovuta andare in un collegio. Poi a 10 anni non ho potuto ribellarmi a mia madre. Comunque, Goro era l’unico baluardo rosso in una zona bianca, abitato da operai e pescatori. Poi con l’avvento di Forza italia è cambiato tutto… Per fortuna adesso il sindaco è di sinistra: recentemente è venuto a sentirmi ed è rimasto colpito dall’interpretazione e dal repertorio brechtiano che è davvero molto forte, bello.
Un repertorio attuale…
In ogni spettacolo che faccio canto dei songs che sono di rara bellezza e durezza mentre nel mondo accadono cose spaventose: io rappresento solo una parte di Brecht, ma quello che ha detto, oggi, è di una validità agghiacciante.
E’ stata dura mettere da parte Brecht e calarsi nella realtà della musica leggera?
Il repertorio brechtiano mi appartiene come una seconda pelle. Tuttavia, ci tenevo a portare a Sanremo una delle canzoni che Giorgio Faletti ha scritto per me. Il disco è molto bello: c’è un pezzo straordinario che si chiama Mio fratello non trova lavoro: spero che al primo maggio mi chiamino per cantare quella canzone. D’altra parte, nel mondo della musica leggera ho sempre cercato cose che avessero una certa profondità. Infatti, dopo Alexanderplatz di Battitato non ho mai venduto tanti dischi in Italia perché ho fatto un’altra scelta. Cantando Alda Merini - che ha scritto testi straordinari - certamente non ho scalato le classifiche.
E si è vista poco in tv.
Anche loro conoscono le mie idee… Per quattro anni non ho potuto fare mai una volta una delle canzoni di Merini, il direttore della prima rete mi ha fatto sempre sapere che non sono gradita, mi ha ignorata. All’epoca di Domenica in persino Bonolis aveva detto di me: “Nun me piace, me sta antipatica”. Un episodio che mi ha fatto cadere le braccia.
Fonte: La Rinascita della Sinistra
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