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Francesco de Gregori ; "falegnami e filosofi insieme a fabbricare il mondo" ovverossia Un modo per amare la Filosofia
di V.A.R.
Sempre più spesso la politica sta allontanando i giovani da se stessa nel senso che "gli atti dei politici ed i comportamenti dei politici" risultano incomprensibili soprattutto alle masse giovanili che rimangono confuse e disorientate mancando di riferimenti sicuri che, al contrario, la nostra generazione aveva avuti oppure si era procurata, alla fine degli anni sessanta, recependo quel movimento che partito proprio dagli Stati Uniti (come dimenticare Joan Baez e Bob Dylan e le loro marce e le loro canzoni per i diritti civili) e attraversato il "maggio Francese" cantato da noi con le parole di De Andrè e le sue musiche (insieme a Nicola Piovani) aveva entusiasmato ed accompagnato parte della nostra giovinezza.
La buona musica ha sempre avuto una funzione catartica anche in periodi difficili della crescita giovanile, pensiamo alla malinconia di alcune canzoni di Herbert Pagani soprattutto quando reinterpretava per noi un grande della chanson francese Jacques Breil, pensiamo alle canzoni rivoluzionarie del primo Francesco Guccini che portava fra i giovani di almeno due generazioni consecutive sia l'irruenza progressista ed anticlericale della fine ottocento (pensiamo a Carducci) con la sua La Locomotiva, sia il sapore della letteratura decadente dell'inizio secolo con l'esotismo di Guido Gozzano e dell'Isola che non c'è.
Ognuno di noi, che amasse Mozart o piuttosto Chopin, non rimaneva insensibile a quella buona musica impegnata politicamente e dotata di un sottile backgraund culturale (solo così si spiega l' amore di Fernanda Pivano che aveva portato in Italia Kerouac ed i più grandi autori americani -insieme con Pavese s'intende- per la "canzone-poesia" di De Andrè o la laurea honoris causa a Guccini) e siamo cresciuti nella lotta politica fatta anche dei canti dei nostri autori.
Francesco De Gregori ha avuto la sorte, in questi anni, di assolvere alla stessa funzione e per questo lo amiamo.
Ci piace, in lui, l'avere colto il senso profondo del disagio giovanile ed intuito che la loro insoddisfazione è nella mancanza della politica e forse per questo ha introdotto in "Pezzi" alcune reminiscenze de la Repubblica di Platone : uno stato (anche un poco comunista e questo non dispiace) dove i filosofi governano lo Stato.
Interessante, a questo proposito il pezzo che offro alla vostra lettura sulla funzione moderna della filosofia e sui metodi (ricerche) di una nuova didattica dell' insegnare a far filosofia perchè non è difficile in fondo come ci mostrano due libri usciti a distanza di oltre 10 anni "Giochiamo con la Filosofia di Ermanno Bencivenga che credo insegni ancora alla Californian University ed il più recente: "I cento talleri di Kant. La filosofia attraverso gli esempi dei filosofi" di Pietro Emanuele.
L'amore per la filosofia
Loriana Iacomini*
Durante il notiziario un giornalista annuncia l'uscita del nuovo album di Francesco De Gregori. Una frase cattura la mia attenzione: "falegnami e filosofi insieme a fabbricare il mondo". Una metafora, che cerca senso nel titolo, Pezzi. Il richiamo a una realtà che ci viene presentata attraverso frammenti; il mondo che nella sua totalità è troppo grande, indescrivibile e noi che ci dobbiamo accontentare dei suoi pezzi. È la frammentarietà da ricomporre. Servono falegnami e ... filosofi. Leggo un'intervista in cui il cantante, a proposito di quel verso, del brano Il vestito del violinista, spiega che gli piacerebbe togliere il potere ai politici per darlo ai filosofi (Il Venerdì di Repubblica, 25/03/2005). Immediato il nesso con il tema della crisi della politica e del bisogno di riscoperta delle domande che coinvolgono la nostra vita che Remo Bodei affronta nel libro Una scintilla di fuoco. Prove di un nuovo bisogno di filosofia, di questo sapere, come lo stesso Bodei lo definisce, "a effetto ritardato" (La Repubblica, 5/03/2005). Di fronte a un'evoluzione culturale che ha sopravanzato quella biologica, alla specializzazione delle scienze oltre i limiti del pensabile, sopraggiungono nuovi interrogativi etici. Una cultura sempre più frammentata e la distanza tra cultura scientifica e cultura umanistica impediscono di cogliere la complessità. Si fa urgente una riflessione sull'uomo, il suo divenire, il suo destino. Occorre una struttura che connetta, un pensiero in grado di problematizzare , di collegare e di capire. Filosofare è fermarsi a pensare La filosofia è una forza di interrogazione e di riflessione sia sui problemi della condizione umana che su quelli della conoscenza. Mentre la religione procede per verità rivelate e la scienza per certezze sperimentali, la filosofia ha il pregio di configurarsi come sforzo di pensiero a partire dall'esperienza. Già Platone nel Teeteto diceva: "filosofare è fermarsi a pensare". Perché il pensiero filosofico cerca di interpretare la realtà inglobando altre forme di pensiero, come la logica, la scienza, la fisica, cerca di spiegare il mondo utilizzando la ragione, senza dare nulla per scontato, cerca di risolvere problemi e contemporaneamente ne solleva, ama il dubbio e rifugge le certezze. La capacità di interrogarsi e comprendere si avverte sempre più come indispensabile nella nostra esperienza quotidiana e tanto più negli adolescenti che si affacciano al mondo e hanno bisogno di orientarsi. L'opinione e la chiacchiera imperano attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Qui trova collocazione il mito platonico dell'uscita dell'uomo dalla caverna e quell'uomo siamo noi abituati a vivere esperienze indirette e non più capaci di vedere la realtà delle cose. Occorre tuttavia essere molto accorti, non considerare la filosofia solo come disciplina capace di collegare i diversi ambiti di vita dell'uomo, da quello etico a quello religioso, da quello politico a quello sociale o pratico, poiché essa ha un suo preciso statuto epistemologico, ha una sua struttura, suoi metodi e suoi linguaggi. La filosofia ha come oggetto le idee e la riflessione sulle idee così come nella storia si sono sviluppate. È un sapere orientato alla trattazione dei più diversi problemi. Quindi è un sapere al cui interno si distinguono principalmente la ricerca storica e la problematizzazione. Pertanto è un sapere e un'attività proprio perché è l'unica disciplina che assume il pensiero come contenuto e come metodo di ricerca (De Pasquale, 1994). È soltanto partendo da questa consapevolezza che si può concepire il suo insegnamento con un'attenzione forte alla didattica, rammentando la nota formula kantiana "non si può insegnare la filosofia: si può solo insegnare a filosofare". La classe dovrebbe strutturarsi come "comunità di ricerca" (Stefanel, 2000), in cui il gruppo degli allievi si pone problemi e cerca di risolverli, esercitando le capacità razionali, in cui gli stessi problemi da trattare dovrebbero scaturire o allacciarsi all'esperienza reale, realizzando quell'incontro tra vissuto esistenziale e contenuti disciplinari che costituisce requisito fondamentale per sollecitare motivazione ed interesse e conseguire obiettivi significativi. In questo senso attualizzare la filosofia non è banalizzare, ma sforzo da parte dell'insegnante a ricercare i giusti mediatori, senza trascurare la necessaria contestualizzazione storica, procedendo dalle domande poste nel presente al dialogo con gli autori del passato, 'confilosofando' (De Pasquale, 1996), cioè facendo filosofia con i filosofi, attraverso la lettura dei testi e imparando ad applicare gli strumenti appresi all'analisi della propria esperienza e di se stessi (Ruffaldi, 1999). Gli adolescenti si confrontano con problemi di scelta. Pensiamo semplicemente a quelle di tipo amoroso. Lasciare un ragazzo, una ragazza, come farlo, farlo soffrire, non farlo soffrire, sono scelte morali. La filosofia non dà la risposta ma consente di ricercarla e, attraverso il pensiero dei grandi, permette la riflessione sulla domanda: come mi devo comportare? Il clima educativo I temi dell'amore, dell'amicizia, della felicità, della giustizia, della bellezza si configurano come stimolanti centri di interesse per gli studenti, ma hanno bisogno di essere proposti con modalità in grado di sollecitare coinvolgimento a partire dai saperi spontanei e dalle teorie filosofiche implicite. A mio parere è nel modo di insegnare la filosofia che risiede il segreto per farne comprendere l'importanza, in particolare proprio a quegli studenti che la ritengono inutile. Si tratta di far scoprire, mediante espedienti significativi, l'utilità dell'inutile e l'attualità dell'inattuale. Il modo di insegnare la filosofia si lega fortemente sia alla preparazione culturale dell'insegnante che alla sua capacità di relazionarsi con gli studenti e di utilizzare adeguati metodi di insegnamento. L'insegnante deve amare la filosofia, perché la filosofia è Eros, è la nostra povertà che cerca espedienti (Eros nasce da Penia che è povertà), è amore a cui tendiamo, amore per il sapere. La conoscenza e la competenza disciplinare del docente dovrebbero quindi potersi completare con la capacità relazionale e la competenza didattica. Poiché non c'è apprendimento se non all'interno di una relazione educativa, non possono essere sottovalutati gli aspetti relativi alla comunicazione, sia verbale che non verbale, alla capacità di ascolto e di accettazione non giudicante nei confronti dell'altro, alla congruenza, come corrispondenza tra ciò che si pensa e ciò che si fa (Rogers e Kinget, 1970). Si tratta di competenze da sviluppare o migliorare attraverso un continuo lavoro di riflessione su di sé in relazione con l'altro. Assumere uno stile democratico di insegnamento vuol dire rendere consapevole lo studente delle finalità del lavoro, sollecitare autentica motivazione, far in modo che egli conduca una ricerca attiva per elaborare le conoscenze (Postic, 1983). La didattica disciplinare dovrà caratterizzarsi per la molteplicità e la flessibilità degli itinerari, da calibrare sulle diverse forme di intelligenza possedute dagli studenti. Per esempio, la presentazione astratta dei concetti potrà essere proposta ad alcuni studenti, mentre per altri sarà utile ricorrere a rappresentazioni iconografiche, quali mappe concettuali, schemi o diagrammi, poiché, come ci fa notare la teoria delle intelligenze multiple, lo spettro di prestazioni e competenze è molto ampio e va ben oltre la razionalità formale e le operazioni di tipo logico-matematico. Il lungo e sempre attuale dibattito sul metodo ha trovato nel tempo risposte diversificate che sono approdate a una preminenza del metodo storico-problematico. Ma qualunque metodo si scelga, storico, pratico, contenutistico, genetico, dinamico o per problemi è importante avere chiaro ciò che si deve insegnare. Si può essere gadameriani, popperiani, storicisti, ma non in modo esclusivo, ciò che conta è la flessibilità e la capacità di integrazione. Un apparato di supporto per favorire l'ambiente di apprendimento Basilare è anche il ruolo dei mediatori che hanno la funzione di potenziare le possibilità di relazione e di incontro sia con il docente che con la disciplina. Gli apprendimenti vengono infatti influenzati non solo dalle relazioni docenti/allievi, ma anche dal contesto, dall'organizzazione scolastica, dagli spazi fisici e sociali in cui gli allievi lavorano. Si dovrebbe pensare a una organizzazione modulare dello spazio aula, dove i banchi cambiano disposizione a seconda delle attività, creando ora una relazione dialettica, ora una relazione cooperativa; all'uso di particolari strumenti di presentazione, quali audiovisivi, materiali iconici di vario tipo, strumenti di rielaborazione e di sintesi, come mappe concettuali, schede lessicali, bibliografiche, di lettura di classici; e ancora sussidi informatici, in particolare ipertesti. Questi strumenti si configurano come scaffolding, ossia possibile apparato di supporto allestito per favorire la costituzione di un ambiente di apprendimento, che permette al soggetto di accedere alla conoscenza in modo personale, interattivo e cooperativo. Senza nulla togliere alla filosofia come disciplina, i mediatori, l'atteggiamento dell'insegnante e le scelte metodologiche andranno a incidere sulle tre dimensioni della personalità: cognitiva, affettiva e comportamentale, permettendo di innescare un meccanismo per cui l'esperienza, fornendo determinate informazioni, cambia i sentimenti dei soggetti coinvolti producendo una modificazione nel comportamento, nella direzione di un maggiore interesse, di una maggiore attenzione e di una motivazione intrinseca allo studio. *Studentessa SSIS e insegnante di scuola primaria, Istituto comprensivo Pietro Vannucci di Città della Pieve
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