Mercoledì, 28 marzo, ore 21

  • DOMENICA, MALEDETTA DOMENICA

regia: John Schlesinger
anno: 1971
durata: 110’

A Londra uno scultore giovane ed egocentrico, Bob Elkin,  ha una duplice relazione amorosa, con una donna e con un uomo più anziano di lui. Entrambi usano lo stesso servizio di segreteria telefonica che utilizza ancora delle telefoniste che finiscono con il conoscere la loro vita intima, più di quanto la conosca un familiare. L'uomo, Daniel Hirsh, un medico ebreo colto e raffinato, e la donna, Alex Greville, una borghese divorziata che lavora come consulente del lavoro, sanno che Bob non appartiene interamente a nessuno di loro. Ne soffrono, ma accettano la situazione ciascuno temendo che la scelta di Bob li rigetti nella solitudine. Un giorno però Bob annuncia improvvisamente la sua decisione di recarsi per qualche tempo a New York, per mettervi a frutto il suo talento. Da giovane qual è, non vuole che la sua carriera venga limitata per colpa dei sentimenti e rimanda il momento di decidere tra i due. Alex, reagisce accostandosi a uno stanco cinquantenne, ammogliato, che ha appena perso il lavoro, e vede nella partenza di Bob la conferma delle proprie inquietudini. Daniel, invece, subisce anche la pressione dei parenti a "sistemarsi". Partito Elkin, Daniel e Alex si incontrano casualmente in una di quelle "maledette" domeniche che mettono ancor più in evidenza la loro solitudine. Entrambi, pur sapendo quanto significhi per loro l'essere stati abbandonati da Bob, sono paghi della parte di felicità di cui hanno, nonostante tutto, goduto per aver amato.
Da una sceneggiatura di Penelope Gilliat. Un affresco di vita borghese sensibile e malinconico, tra perbenismo, nevrosi e solitudine, che mette in evidenza quel "romanticismo malinconico e preciso, tutto sfumature, sospensioni e sguardi" che rappresenterà d'ora in poi la qualità migliore di Schlesinger, il quale, forte del successo appena ottenuto con “Un uomo da marciapiede”, si concede un film molto personale e intimista, la cui sincerità di intenti a suo tempo lasciò perplessa buona parte del pubblico e scandalizzò molti benpensanti, (fece particolarmente scalpore la scena del bacio tra Finch e Head: era la prima volta che due uomini si baciavano in un film mainstream). Il film dal punto di vista commerciale fu un fallimento, ma si guadagnò gli apprezzamenti di una parte della critica e, per una volta, della comunità gay, perché Domenica, maledetta domenica è uno dei pochissimi film dell'epoca capace di rappresentare l'omosessualità senza farne un caso di cui discutere: degli stereotipi che hanno segnato tanto cinema precedente e successivo qui non c'è nemmeno l'ombra. Nel triangolo costituito da un medico di mezza età (Peter Finch), da una ricca impiegata annoiata (Glenda Jackson) e da un giovane artista-inventore (Murray Head), il fatto che il primo sia omosessuale, la seconda eterosessuale e il terzo bisessuale è dato per scontato: sono tre forme d'amore (non è solo questione di sesso) paritarie, trattate con la stessa naturalezza e la stessa dignità. Né vi sono disparità nella rappresentazione: Head bacia Finch come la Jackson, ed è mostrato a letto con l'una come con l'altro. Giustamente celebre il monologo finale del medico che si dichiara felice, e sostiene a chiare lettere che l'essere gay non gli ha causato alcuna sofferenza: "La gente diceva che non sarei stato felice. Ma io sono felice, a parte il fatto che lui mi manca". Una lezione di cinema che purtroppo il cinema gay degli ultimi trent'anni non ha saputo far sua. Nella particina del vandalo il giovane Daniel Day-Lewis. Un insuccesso al botteghino che convinse il regista britannico a darsi alle produzioni americane.

- DAVID DI DONATELLO 1972 PER MIGLIOR REGISTA STRANIERO.
- 4 NOMINATION ALL'OSCAR 1972, REGISTA, ATTORE E ATTRICE PROTAGONISTI, SCENEGGIATURA ORIGINALE.
- 4 BAFTA AWARD 1972, ATTORE E ATTRICE PROTAGONISTI, FILM, MONTAGGIO.
- PREMI 1972 DEL WRITERS GUILD OF AMERICA, USA (SINDACATO DEGLI SCRITTORI USA) E WRITERS' GUILD OF GREAT BRITAIN ALLA SCENEGGIATRICE PENELOPE GILLIATT.
 

 
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