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“Non rimandateci a votare con la porcata”
19 giugno 2007: Giovanni Urracci (PdCI Svizzera)
BIRR - Duriamo sino al 2011, dice Prodi. Ma, preoccupati, in tanti ci crediamo sempre di meno. Ogni giorno ce n'è una e il pericolo cresce: il pericolo che Prodi scivoli su una delle mille bucce di banana di cui sembra disseminato il suo mandato e che, soprattutto, si debba tornare alle urne con la “porcata” della legge elettorale di Calderoli. Porcata persino per il suo estensore, come sappiamo.
Una legge che non piace a nessuno, che ha espropriato gli elettori della possibilità di scegliere i propri rappresentanti esprimendo una qualche preferenza. Una legge che ha permesso ai partiti (di destra e di sinistra) di riconfermare le facce di sempre: è bastato mettere nelle liste, in posizione iniziale e di sicurezza, i nomi dei soliti noti. Una legge di costituzionalità molto dubbia. O così o la banda Berlusconi & C.: prendere o lasciare…
Bisogna cambiare quella legge, e con un accordo molto ampio, ci si dice. Era questa, anzi, una priorità assoluta nel programma dell'Unione. Bisogna evitare il referendum, dicono in tanti. Ma il referendum, intanto, è stato promosso, da un comitato bipartisan. La raccolta di firme è iniziata. E procede ottimamente.
A molti non piacciono le eventuali modifiche referendarie alla legge elettorale. Ma questi stessi molti riusciranno a mettersi d'accordo altrimenti? E fra quanto tempo? E se nel frattempo Prodi cadesse?
Il rischio di dover tornare alle urne con quella legge è dietro l'angolo o si va per le lunghe con la discussione su una nuova legge proprio sperando di allungare così la durata dell'attuale governo?
Sta di fatto che, al di là dei sottili ragionamenti equilibristici cui certi politici da salotto televisivo ci hanno abituato, qualcuno dovrebbe spiegarci perché, se questa legge elettorale non piace a nessuno, per prima cosa non la si abroghi, evitando in un colpo solo sia il referendum (e i suoi costi), sia il rischio sempre più probabile di dover tornare a votare con la stessa legge.
Nel caso la si abrogasse, tornerebbe automaticamente in vigore la legge elettorale precedente: non sarebbe il massimo, ma sarebbe sempre meglio di quella attuale…
Eppure, mi chiedo perché quasi nessuno invochi una soluzione così semplice.
E mi trovo ad avanzarla quasi sottovoce, per paura di essere tacciato di chissà quali peccaminose ingenuità.
Solo su Repubblica, tempo fa, mi è capitato di leggere un pezzo in cui si argomentava a favore della medesima soluzione.
Ma sono poche, pochissime, le voci che osano alzarsi a fare una domanda del genere.
Anche se, lo so per certo, siamo in molti a sospettare che in fondo l'attuale “porcata” piaccia a tanti, preoccupati soprattutto di perpetuare la propria ingombrante e mediocre centralità nella casta della sedicente classe politica.
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