Lettera al direttore

Aumento di prebende in programma per i consiglieri comunali di Cagliari

Caro direttore,
ormai non mi indigno nemmeno, ma voglio portare a conoscenza dei lettori che non vedessero i giornali questo fatto inaudito riportato dai  quotidiani sardi di oggi : l’aumento del “salario” dei consiglieri comunali calaritani.
Premetto di scrivere non con invidia, ma molta stizza. Laureato in lettere, disoccupato e talvolta precario a 280  euri al mese, quando và bene, ho letto con rabbia l’arzigogolo dell’aumento della retribuzione consigliare.
Pessimista per circostanze avverse, non credo alla bufala dell’aumento di 600 €  per risparmiare sulle “commissioni”.
Papperanno l’aumento e faranno risultare inderogabili i pagamenti per nuove commissioni. E’ andata sempre così, perché credergli?
A conti fatti avremo: un aumento del 60% dello stipendio che comporterà una spesa annuale di 300.000 € cui andranno aggiunti almenol 25.000 € per le tredicesime + le spese da sborsare per maggiori imposte, assistenza, ecc.
Vogliamo contare 400.000 euro?
E’ una somma enorme, perché sono circa 800 milioni di vecchie lire. Quante carrozzine per disabili? Quanti vecchietti , non sufficienti, poveri rimarranno al palo?  Tutto naturalmente da aggiungersi ai viaggi in Italia ed all’estero, ai banchetti di lavoro, agli sprechi d’ordinaria follia.
Tutto, naturalmente, compensato dagli aumenti di ICI, TARSU e quant’altro  riterranno spremibile ai danni dei cittadini sudditi.
Con il solo aumento dei signori consiglieri comunali si sarebbero potuti assumere 30 disoccupati o stabilizzare 60 precari.
Si giustificano: la politica costa.
Ma perché la fanno allora? La lascino a competenti ed appassionati che la faranno senza lucrare . Non si può sostenere che siccome chiunque può fare politica per questo debba essere strapagato.
Raggiungevano i 2000 euro. Chi crederà che si accontenteranno di 1600 se chiedono l’adeguamento? Non mi risultano –in genere- adeguamenti al peggio. Follie da giornalisti.
Precario
(lettera firmata G.M.)

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Caro G.M.
Ad una obiezione del genere, in passato, rispondevo –con convinzione- che le alte remunerazioni dei politici e dei magistrati trovano la loro giustificazione nella convinzione (spesso mal riposta) che se offri alla categoria il superfluo, non avrà più a pretendere altro.  Una assicurazione contro la possibile  corruzione, in ultima analisi.
Era una teoria condivisa e condivisibile corroborata da analoghi comportamenti anche all’estero dove, tuttavia e ad onor del vero, non si arrivava né si arriva ai tetti  che vigono in Italia.
Poi è arrivata Tangentopoli; sono arrivate le notizie di parlamentari che trattano i loro assistenti (portaborse) in nero, che la corruzione fra i magistrati è esistita, vedi i processi di questi giorni, che mazzi di politici prendono mazzette la cronaca di questi tempi ne è piena.
Le mie certezze si sono affievolite.
Ho letto i quotidiani che tu mi nomini, ho letto le reazioni dei consiglieri, almeno quelli che hanno parlato, e mi sono reso conto che  tutti,  chi più chi meno, sono d’accordo con gli aumenti. Che io –ora- giudico superflui anche a causa del fatto che un lavoro principale lo hanno tutti, remunerato –talvolta- profumatamente e che continuano a svolgerlo nonostante sedute, viaggi e commissioni.
Allora penso che si, con quei soldi si poteva fare qualcosa di diverso, socialmente utile in una città dove la Caritas  dispensa decine di migliaia di pasti, in un’isola di oltre trecentomila poveri.
Vincenzo A. Romano


 
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